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giovedì, 9 Aprile 2020

Pd, Furia: “Condividere un’agenda per Torino 2021. Primarie vanno fatte anche con candidato civico”.

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Susanna De Palma
Susanna De Palma
Laureata in Scienze Politiche. Giornalista professionista dal 2009. Fin dagli anni del liceo collabora con alcuni giornali locali torinesi, come la Voce del Popolo e Il Nostro Tempo. Dal 2005, pur mantenendo alcune collaborazioni, passa agli Uffici Stampa:Olimpiadi 2006, Giunta regionale, Ostensione della Sindone. Attualmente giornalista presso l'ufficio stampa del Consiglio regionale Piemonte.

No a regolamenti di conti, sì a occasione di mobilitazione e apertura. Lui e Carretta al lavoro per un’agenda condivisa. Il segretario regionale piemontese del Partito Democratico, Paolo Furia è convinto che questo possa essere lo starter perfetto per l’inizio della corsa che porterà a Torino 2021, quando i Dem dovranno riconquistare il capoluogo, perso nel 2016 a favore di Appendino. E dunque la sinergia tra i due segretari diventa più che mai fondamentale in questo momento.

Quanto pensa sia applicabile a Torino il modello Emilia? Non pensa sia un paragone azzardato per una città come Torino in cui esiste una situazione oggettivamente diversa rispetto alla collaborazione istituzionale Pd- M5S, pensiamo al caso Cavallerizza, Olimpiadi, Salone dell’auto?

Niente è replicabile in maniera rigorosa, bisogna guardare alle singole situazioni territoriali. Dobbiamo trovare la nostra strada. Non escludo ad esempio che tra Torino e Novara ci possano essere alleanze diversificate. È importante avere sempre e comunque un approccio interlocutorio e aperto a più scenari possibili.

Come può il Pd affermarsi anche a Torino e nei comuni in cui si andrà al voto in Piemonte come primo partito, cosi come avvenuto in Emilia?

Può farlo ad esempio aprendosi alle istanze della società civile, penso alle Sardine o al movimento di Friday for future, insomma aprendosi all’ascolto di tutti quei movimenti che esprimono un quadro di valori compatibili con il Pd. Quello che chiederemo loro, senza alcuna intenzione di strumentalizzare la loro natura, è di fare una scelta di campo quando sarà ora.

Quali sono i contenuti su cui battere la Lega, ammesso che sia il solo nemico da contrastare?

Batteremo la Lega e la destra se saremo in grado di offrire una prospettiva economica che guardi a 20 anni, che si concentri sul rilancio e recupero degli investimenti. La destra ha interpretato il mal di pancia del paese senza però fornire risposte concrete, nulla ad esempio è stato detto su come affrontare la competitività. Noi dobbiamo essere in grado di farlo, penso ad esempio alla prospettiva di ribaltare la competizione con Milano, in un rapporto di collaborazione e costruzione comune. Dobbiamo salire sul carrozzone Milano in modo che ci siano ricadute positive su Torino e su tutto il nord ovest.

In molti chiedono che siate lei e il segretario metropolitano Mimmo Carretta a riempire l’agenda del partito democratico fino al momento della Festa de l’Unità? Lei cosa risponde, è disponibile?

Certamente sono disponibile a farlo. Ci va un’agenda condivisa. I vari livelli del Pd sono articolazioni solo nostre interne, a chi è fuori interessa poco. L’importante è che l’agenda che andremo a proporre sia in grado di esprimere una voce unica, cosi come avevo indicato nel documento presentato dalla direzione regionale lo scorso dicembre, in cui ribadivo la volontà di mettere a disposizione delle federazioni i Forum. Un percorso di condivisione e scambio che prevede certamente che segretario regionale e segretario metropolitano facciano la loro parte nel rispetto dei ruoli.

Nell’ultima direzione metropolitana è stata univoca la presa di consapevolezza che il Pd da solo non possa bastarsi, che non sia autosufficiente. Diverse sono invece le posizioni rispetto a chi includere o coinvolgere per renderlo tale. Lei cosa pensa?

Dopo aver riunito la coalizione con le sigle conosciute (Moderati, Leu, Demos), forze, però, che in alcuni casi sono guidate da ex dirigenti Pd, dobbiamo concentrare la nostra forza nel suscitare nuove forze civiche alleate. Tante sono le persone li fuori, in attesa di essere cercate e coinvolte. Dobbiamo essere inclusivi senza cadere nella tentazione di far loro le analisi del sangue per sapere chi sono e da dove vengono.

Chi sono oggi gli alleati del Pd, a chi bisogna “spalancare le porte” citando Zingaretti?

Insisto sul fronte Sardine e sui ragazzi di Friday for Future. In Emilia le Sardine hanno saputo creare un clima che ha alimentato la voglia di tornare a votare. Alla destra non basterà individuare un candidato civico per darsi una rispolverata di credibilità, sappiamo tutti che lo condizionerebbero a tal punto da snaturarlo. Prendiamo ad esempio il Piemonte: il presidente Alberto Cirio è noto per essere persona moderata e credibile, eppure in più di un’occasione si è fatto condizionare dai desiderata della Lega e di Fratelli d’Italia: tutti ci ricordiamo il Consiglio regionale tenuto in ostaggio in aula per circa un mese, per approvare il testo di referendum sulla legge elettorale fortemente voluto da Salvini e dalla Lega, un testo che poi la Corte Costituzionale ha inequivocabilmente bocciato. E come dimenticare l’approccio con cui la maggioranza in Consiglio regionale ha affrontato il tema “allontanamenti zero”, una maggioranza il cui unico interesse era piazzare la bandierina sulla vicenda Bibbiano.

Come intende approcciarsi al tema primarie, in vista della scelta del candidato sindaco di Torino 2021. Non farle, se teniamo conto dell’ultima modifica dello Statuto, rappresenterebbe un’eccezione alla regola?

Certamente vanno fatte le primarie. E ci sono due modi per farle: il primo è intenderle come un regolamento di conti interno e , a mio avviso, è sconsigliabile perché non siamo ad un congresso; il secondo è vederle come opportunità per una grossa mobilitazione che coinvolga l’intera popolazione torinese. Per due volte a Milano esponenti civici e della politica si sono confrontati in maniera costruttiva, dimostrando, alla fine, che anche chi perde, può essere coinvolto nel progetto di città.

Qualcuno, ha ipotizzando, scrivendolo nero su bianco su un documento presentato in direzione metropolitana, l’identikit del candidato sindaco per Torino, immaginandone, tra i requisiti necessari, l’empatia. Chiamparino ad esempio, è stato definito tra i candidati più empatici di sempre, eppure alle ultime regionali non è bastato?

Il percorso da seguire non è quello di tracciare l’identikit ma individuare il progetto, la coalizione con cui condividerlo e poi, in ultimo, il candidato in grado di interpretarlo. Insomma, prima le idee e poi le qualità umane. Chiamparino certamente era empatico, infatti ha sempre vinto tranne alle ultime regionali. Il motivo? Perché il vento della destra era cosi forte che essere empatico non era sufficiente. Il fattore clima non è da sottovalutare e su questo dobbiamo concentrarci. Quello di oggi ad esempio non è lo stesso del 26 marzo scorso, tutto cambia rapidamente e certamente, la possibilità di contrastare la destra e il suo linguaggio, risvegliato dalla Sardine ha aiutato e aiuterà cosi come aiuterà la stabilità che il governo nazionale sarà in grado di garantire. Se dimostreremo di essere leali, precisi e affidabili allora contribuiremo a cambiare il vento.

Ha ribadito in più occasioni che il Pd darà le giuste attenzioni ai territori sotto elezioni, anche realizzando iniziative nazionali a supporto del lavoro Federazioni, a cosa pensa esattamente?

Stiamo lavorando ad esempio alla possibilità che la “due giorni nazionale sul riscaldamento globale”, si svolga a Torino. Un tema che, seppur di portata nazionale, avrà certamente ricadute sulla nostra economia locale e sulle nostre politiche urbanistiche. Riuscire ad ospitare un evento di tale portata in città aiuterebbe senza dubbio a posizionare il Pd come interlocutore affidabile a Torino.

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