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giovedì, 27 Gennaio 2022

Partito Comunista in piazza a Torino. Mereu: “Daremo voce a chi oggi non ha tribuna”

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Giusi Greta Di Cristina
Siciliana, laureata in Lingue, mi occupo di politica estera da dieci anni. Specialista in Scienze Internazionali all'Università degli Studi di Torino, curo un blog ne "L'Antidiplomatico" e collaboro con la casa editrice NovaEuropa di Milano.

Il Partito Comunista ha organizzato una manifestazione, nel rispetto delle regole previste dai decreti attuali, davanti il Palazzo della Regione Piemonte, a Torino. 

Abbiamo incontrato il Segretario regionale, Matteo Mereu e gli abbiamo fatto alcune domande, sia nel merito specifico della manifestazione che riguardo al difficile periodo che i lavoratori si stanno trovando ad affrontare. 

Qual è stato il motivo della manifestazione del PC davanti il palazzo della Regione Piemonte?
Abbiamo deciso come PC Piemonte di organizzare il presidio di ieri sotto la Regione Piemonte per richiamare le istituzioni locali e nazionali alle proprie responsabilità in merito ai ritardi e ai rimpalli legati all’erogazione da una parte della CIG in deroga dall’altra dei contributi a fondo perduto per piccoli artigiani, commercianti al dettaglio e p.iva freelance. Dopo mesi di annunci all’ora di cena, il silenzio su questi problemi sta diventando assordante e inaccettabile.

Quali dovrebbero essere, secondo il Partito Comunista, le immediate risposte che la politica ai vari livelli – locale, regionale, nazionale – dovrebbe dare ai lavoratori?
Intanto siamo in ritardo di almeno due mesi. Il grosso dei lavoratori è tornato a lavorare senza aver visto un soldo degli ammortizzatori sociali o dei sostegni annunciati dal Governo. La CIG in deroga è uno strumento inadatto già per le crisi di piccole dimensioni, figuriamoci sui grandi numeri. Noi da mesi proponiamo un reddito d’emergenza da erogare per un periodo limitato alla crisi. Serve liquidità immediata, sempre più famiglie non riescono a fare la spesa o a pagare le bollette, che, intanto sono arrivate.

Quali sono i problemi maggiori che dovranno affrontare i lavoratori dopo la crisi dovuta al Coronavirus?
In primo luogo assistiamo ad una contrazione dei diritti sui luoghi di lavoro, come quello alla salute. Poi assistiamo ad una tendenza di voler ridurre ulteriormente il peso contrattuale dei lavoratori. Il PD è addirittura riuscito a proporre una legge per ridurre sì l’orario di lavoro ma con esso anche il compenso economico. Il principio è sempre lo stesso: produci, consuma, crepa. Tutto questo non è più accettabile e i lavoratori, dipendenti o autonomi che essi siano, cominciano a capirlo.

Cosa propone per i lavoratori il Partito Comunista? Quali iniziative?
Invitiamo innanzitutto le lavoratrici e i lavoratori, come abbiamo fatto al presidio, alla manifestazione che si terrà il 2 giugno a Torino contro le politiche del Governo nazionale e regionale. Abbiamo scelto di farla in una piazza della periferia di Torino, quelle periferie tanto enunciate nei programmi elettorali e sempre dimenticate. Come al presidio e come al Primo Maggio, daremo voce a chi oggi non ha tribuna, vedi il lavoratore dello spettacolo che è intervenuto ieri. Poi, così come abbiamo fatto nel periodo del lockdown, continueremo la campagna Soccorso Rosso in sostegno delle famiglie di lavoratrici e lavoratori colpiti dalla crisi, con la raccolta di beni di prima necessità. Infine proseguiremo nel sostenere le mobilitazioni dei lavoratori dentro e fuori i luoghi di lavoro. L’obiettivo è quello di costruire un’alleanza sociale e non partitica tra chi oggi è colpito dalla crisi: i lavoratori dipendenti e il ceto medio proletarizzato. Solo attraverso la solidarietà tra lavoratori passa la speranza di ribaltare le dinamiche di forza tra lavoro e capitale.

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