14.1 C
Torino
lunedì, 20 Maggio 2024

Ospedale Martini, muore dopo la Ru486: la Procura indaga

Più letti

Nuova Società - sponsor
Giulia Zanotti
Giulia Zanotti
Giornalista dal 2012, muove i suoi primi passi nel mondo dell'informazione all'interno della redazione di Nuova Società. Laureata in Culture Moderne Comparate, con una tesi sul New Journalism americano. Direttore responsabile di Nuova Società dal 2020.

C’è già un fascicolo aperto sulle scrivanie della Procura di Torino per quanto accaduto ieri a una donna di 37 anni, che chiameremo Paola, morta all’ospedale Martini dopo aver assunto la pillola abortiva Ru486.
Ad ucciderla un arresto cardiaco, uno dei tanti che l’aveva colpita da quando poche ore dopo aver preso la seconda dose del farmaco è entrata in coma. Il personale medico ha provato più volte a rianimarla, ma per Paola non c’è stato nulla da fare ed è deceduta poco prima della mezzanotte scorsa.
Un episodio che ha lasciato increduli medici ed ostetriche del presidio sanitario piemontese che in una conferenza stampa hanno ricostruito la storia della paziente. Incinta di sei settimane e mezzo (la pillola abortiva per legge può essere somministrata solo entro le 8 settimane di gravidanza, ndr) aveva assunto la prima delle due dosi del farmaco che provoca contrazioni all’utero lunedì mattina senza nessun problema. Poi è tornata mercoledì per la seconda pillola: ingerita poco dopo le 8 Paola ha iniziato a sentirsi male intorno a mezzogiorno. «Dispnea e vertigini. Poi è svenuta. Si sono registrati dieci arresti cardiaci prima della morte, alle 22,45 di mercoledì sera» raccontano dall’ospedale Martini.
Sulla sua cartella medica nessun dato di rilievo: nessuna intolleranza, se non al lattosio, nessuna controindicazione alla terapia con il farmaco abortivo. Per questo la morte della trentasettenne, già mamma di un bimbo, appare quanto mai inspiegabile. Secondo i medici che l’hanno assistita potrebbe trattarsi di un’embolia polmonare visto le difficoltà respiratorie e il dolore toracico.
Ma per saperne di più ci vorrà ancora tempo dal momento che la Procura ha per ora bloccato l’autopsia prevista per oggi. Quello di Paola è il primo caso in Italia di decesso dopo l’assunzione della Ru486 anche se sarà l’esame sul corpo della donna a chiarire se vi è davvero un legame tra la morte e il farmaco abortivo. Infatti al momento su un milione e mezzo di donne che l’hanno utilizzata nel mondo sono solo 25 i casi di decesso registrati e effettivamente legati alla sua somministrazione.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

 

- Advertisement -Nuova Società - sponsor

Articoli correlati

Nuova Società - sponsor

Primo Piano