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martedì, 21 Maggio 2024

Nuovo rapporto IPCC. Obbligatorio ridurre le emissioni CO2 entro il 2050

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Nuova Società nasce nel 1972 come quindicinale. Nel 1982 finisce la pubblicazione. Nel 2007 torna in edicola, fino al 2009, quando passa ad una prima versione online, per ritornare al cartaceo come mensile nel 2015. Dopo due anni diventa quotidiano online.

«La terra genera, è vero, dei veleni; ma chi – a parte l’uomo – li ha scoperti? […] Riconosciamo dunque la colpa di noi uomini, non paghi neanche dei veleni che si trovano in natura: quanti più numerosi, infatti, sono quelli confezionati dall’uomo». Così molti secoli fa Plinio il Vecchio nella Naturalis Historia sottolineava quanto determinante sia l’opera dell’uomo sull’ambiente. Non sembra una “storia” già sentita? Il naturalista romano, già allora, aveva intuito il forte legame tra esistenza umana, qualità della vita e benessere, e il modo in cui ci si approccia alla terra. A voler volgere lo sguardo alla situazione attuale, il passo in apertura suona quanto mai attuale alla luce della pubblicazione del terzo volume del quinto rapporto sul clima da parte dell’IPCC, il Gruppo intergovernativo di esperti sul cambiamento climatico, lo scorso 13 aprile. Nessuna buona notizia giunge dalla conferenza tenutasi a Berlino. La prospettiva presentata è ben chiara: «Per evitare interferenze pericolose con il clima, dobbiamo cambiare le nostre abitudini e smettere di avere un atteggiamento di sottovalutazione». Lo ha sostenuto Ottoma Edenhofer, uno dei tre co-presidenti del gruppo di lavoro dell’IPCC sul global warming.
Il problema del superamento dei limiti naturali da parte dell’azione umana appariva già evidente agli occhi di Plinio, seppure, come ovvio, nei suoi scritti non ci siano temi collegati al riscaldamento globale. Quella dello scrittore latino è una visione scientifica che non pretende di arrivare a conclusioni filosofiche, ma che si limita all’osservazione empirica dei fenomeni. Il suo obiettivo era quello di mostrare le grandi opere degli uomini e, al tempo stesso, la vulnerabilità del loro potere di fronte alla forza della natura.
Proprio questo è anche il punto focale del primo volume del rapporto sul clima, pubblicato nel settembre scorso: l’attività dell’uomo sta interferendo con il sistema climatico. Un dato di fatto che non potrà essere sottovalutato. Nell’ultimo volume del rapporto IPCC, infatti, è ben evidenziata la necessità di intraprendere azioni di mitigazione e riduzione delle emissioni di gas serra: da qui al 2050 sarà necessario ridurre almeno del 40% le emissioni di CO2 rispetto al 2010, e da qui proseguire con un ulteriore abbattimento delle emissioni entro il 2100. Un cambio di rotta che dovrà coinvolgere vari settori, ma «sviluppi di crescita al di fuori del range attuale sono possibili».

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