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lunedì, 20 Maggio 2024

Notte di rissa a Montecitorio. Si frantuma il puzzle renziano

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Nuova Società nasce nel 1972 come quindicinale. Nel 1982 finisce la pubblicazione. Nel 2007 torna in edicola, fino al 2009, quando passa ad una prima versione online, per ritornare al cartaceo come mensile nel 2015. Dopo due anni diventa quotidiano online.

L’antico e saggio adagio dice che “la notte porta consiglio”. Così non è però stato per i deputati della Camera. Stanotte il puzzle di Matteo Renzi si è frantumato, le schegge sono volate in ogni dove: prendendo per buona la rottura del Patto del Nazareno con Silvio Berlusconi, dando per scontato il grido di guerra della destra radunata attorno a Matteo Salvini, nella nottata di Montecitorio si è rovinata ogni ipotesi di accordo con il Movimento Cinque Stelle, è finita la tregua con la minoranza del Partito Democratico e si è esaurita l’amicizia a progetto con Sinistra Ecologia e Libertà. All’appello manca solamente Angelino Alfano, che sta tamponando i pruriti interni del Nuovo centro destra, promettendo una verifica di governo con il Pd, e si sta prodigando per conservare le poltrone fino ad oggi conquistate nel “governo della rottamazione”.
Il tempo dorato, dopo il machiavellico capolavoro per eleggere Sergio Mattarella, è terminato. Il “Termidoro renziano” è ad una svolta, spazio nel quale si riaccende l’incubo del pantano parlamentare. Dopo il democratico “colpo di mano” per la presidenza della Repubblica, ritorna la giungla dell’incertezza.
Cori da stadio, boati di disapprovazione, sospensioni della seduta, salita coi piedi sui banchi, poi insulti e pugni. Il ring della Camera, nella quale stanotte s’è intravisto un po’ di esasperato folklore così come un po’ di indicibile spettacolo.
Per assurdo tutto è partito dall’ipotesi di accordo fra il Movimento Cinque Stelle e il Partito Democratico sul ddl Boschi, quindi sulla riforma costituzionale. Il grillino Riccardo Fraccaro ha allungato un’ipotesi di mediazione, che avrebbe permesso di superare l’ostruzionismo: accantonare l’articolo 15 del ddl, riguardante il referendum, e votarlo a marzo, assieme al voto finale sul testo. Ma il democratico Roberto Speranza ha detto no. Lì è scoppiato il primo tempo della bagarre, il M5S ha borbottato, iniziando a gridare in coro “onestà, onestà, onestà”. Seduta sospesa.
Si è poi ripresa la discussione con la parola concessa ad Arturo Scotto di Sel, il quale ha criticato i Cinque Stelle («Complimenti, non avete fatto parlare neanche l’opposizione») e il Pd («Ha fatto un capolavoro»). Il vicepresidente della Camera Roberto Giachetti ha espulso uno dopo l’altro ben cinque deputati grillini, dicendo: «Neanche ai tempi del fascismo si impediva di parlare». In quel frangente si è scatenata la baraonda. Seduta sospesa.
A notte inoltrata, quando le acque sembravano essersi calmate, Emanuele Fiano del Pd ha tentato il coupe de theatre democratico, accettando la mediazione del M5S, ma era troppo tardi, Fraccaro l’ha definita «una presa in giro».
All’una e mezza è arrivato anche Renzi a “godersi” lo spettacolo, cercando di contenere i malumori della minoranza del suo partito, la quale ha ottenuto un’assemblea del gruppo oggi alle 13. Parteciperà anche il premier, che stamattina si sarà svegliato sicuramente con qualche certezza in meno.

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