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lunedì, 20 Maggio 2024

Notarella sul taglio del 25% alle scuole dell’infanzia

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di Monica Canalis*

Partiamo dai numeri

I numeri parlano da soli. A Torino i bambini iscritti alla scuola dell’infanzia (3-5 anni) sono 20.373 (fonte Comune di Torino, anno scolastico 2016/2017). Tra questi, 7.593 frequentano le scuole comunali e 5.280 le scuole paritarie convenzionate. Tralascio i bambini che frequentano le scuole statali e le paritarie non convenzionate perché non incidono pesantemente sul bilancio del Comune di Torino. Significa che i bambini che frequentano le scuole paritarie convenzionate sono il 25,92% del totale. Un quarto. Bambini che, anche volendo, non troverebbero posto nelle scuole statali e comunali, dal momento che in queste due tipologie di scuole non solo non ci sono posti liberi, ma ci sono attualmente 191 bambini in lista d’attesa.

Proseguiamo smascherando un grande equivoco

Le scuole paritarie svolgono anch’esse un servizio pubblico e, proprio come dice la parola, sono “paritarie” cioè hanno un programma didattico equiparabile (equipollente) a quello delle scuole gestite direttamente dallo stato o dal comune. Non è un’opinione personale. Ce lo dice la Costituzione (articolo 33) e la Legge Berlinguer del 2000. Oltre alla convenzione degli anni ’80 che lega le scuole paritarie convenzionate al Comune di Torino. Non c’è bisogno di scomodare il concetto di laicità o di cavalcare la contrapposizione tra scuole pubbliche e private, come se fossimo ancora al tempo dei guelfi e ghibellini. Laicità è formulare ragionamenti e valutazioni scevri da pregiudizi. Penalizzare la categoria delle scuole paritarie di ispirazione religiosa (non solo cattolica perché in ballo c’è anche la scuola ebraica) mi pare tradisca un pregiudizio bello e buono. Come se queste scuole fossero frequentate da una ristretta minoranza di bambini ricchi che pregano tutto il giorno… Sarebbe utile conoscere la realtà, visitare queste scuole prima di giudicare, incontrare i numerosi bambini di origine straniera, magari appartenenti ad un’altra confessione religiosa, o i bambini provenienti da famiglie povere di periferia. E riacquistare un po’ di autentica laicità, che non è rimozione del fenomeno religioso dalla sfera pubblica, ma rispetto delle diversità e assenza di pregiudizio.

Concludiamo invitando a scelte più lungimiranti

Il taglio del 25% sulle scuole dell’infanzia paritarie deciso dalla Giunta Appendino per il bilancio previsionale 2017 compromette il sistema d’istruzione integrato della città di Torino. “Integrato” significa che si poggia su varie tipologie di scuole. Le scuole dell’infanzia comunali sono 71, le statali 66 e le paritarie convenzionate 57. Penalizzare solo queste ultime 57, costringendo i loro gestori ad aumentare la retta (oltretutto in contrasto con il vincolo stabilito dalla succitata convenzione degli anni ’80), mette a repentaglio un difficile equilibrio creatosi negli anni. I genitori che non potranno permettersi le nuove rette dove iscriveranno i propri figli se, come abbiamo visto, le statali e le comunali non hanno posti liberi? La Giunta Appendino farebbe meglio a tornare sui propri passi, quantomeno in nome di un sano pragmatismo… se proprio manca la visione. Inoltre, sarebbe utile capire come si sta muovendo la Giunta rispetto ai seguenti assi strategici: 1) a che punto siamo con il trasferimento delle scuole comunali allo Stato sulla scorta del Protocollo Comune/MIUR? La competenza scolastica è in capo allo Stato, ma, come abbiamo visto in apertura, a Torino ci sono più scuole dell’infanzia comunali che statali… Con conseguenti aggravi per il bilancio del Comune. 2) quali idee ha l’Assessore Patti in materia di spending review, laddove si intende non un taglio con l’accetta come quello applicato alle paritarie, ma una puntuale ed oculata revisione dell’intera spesa (scuole comunali comprese)?

Nota a piè di pagina sull’incontro tra Giunta Comunale e FISM (Federazione Italiana Scuole Materne)

La Giunta non ha fatto marcia indietro sui tagli, ma ha ribadito l’intenzione di reintegrare le risorse nel corso dell’anno, lavorando su fronti interni (rinegoziazione dei contratti di servizi del Comune con conseguenti risparmi) ed esterni (i famosi 61 milioni di euro chiesti al Governo). La FISM a maggio per via dei tagli ritoccherà le rette verso l’alto, ma il Comune, in virtù della Convenzione, dovrà fornire un’autorizzazione preventiva. Quello potrebbe essere il momento giusto per tornare sui propri passi. Almeno ce lo auguriamo.

*consigliera comunale e Città Metropolitana Pd

foto Carlo Cretella

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