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giovedì, 1 Dicembre 2022

No Tav, per la Digos usate “tecniche di guerriglia come in Kurdistan”

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La relazione inviata dalla Digos di Torino all’autorità giudiziaria nell’ambito dell’inchiesta sul centro sociale Askatasuna, sfociata nei giorni scorsi nel rinvio a giudizio di 28 militanti, si parla anche degli attacchi da parte del Movimento No Tav in Valsusa. 

Per gli investigatori la mobilitazione contro il Tav in Valle di Susa è diventata “il principale terreno di scontro con lo Stato” da parte degli antagonisti, che nel corso del tempo hanno utilizzato “tecniche di guerriglia mutuate verosimilmente anche da altri territori di conflitto bellico (vedi il Kurdistan) e adattate al particolare contesto boschivo”. 

Il dossier individua “gli ordigni esplosivi” e gli strumenti utilizzati nel corso degli attacchi al cantiere, tra cui un particolare dispositivo da lancio che per anni è stato un mistero per gli stessi investigatori, soprannominato dagli attivisti “sparapatate” che la Digos, dopo una serie di accertamenti tecnici, lo ha definito “uno strumento artigianale equiparato a un’arma letale in grado di lanciare oggetti a lunga gittata a una velocità da proiettile”. 

Nel rapporto si spiega che “soprattutto negli anni fra il 2011 e il 2015” nel corso degli attacchi al cantiere del Tav “venivano riscontrati lanci di oggetti verso le forze di polizia di cui non si riusciva a capire da dove provenissero”. È stata un’intercettazione del 4 maggio 2020 a permettere agli investigatori di individuare l’oggetto. In una conversazione, un militante di Askatasuna spiegava che lo ‘sparapatate’ era portato da “un tipo strano che veniva al campeggio, arrivava, parcheggiava lontano, scendeva a piedi nel bosco e stava sempre bardato”.

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