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martedì, 27 Ottobre 2020

“Nessun rispetto per Gaetano”, la vedova Scirea si sfoga dopo la chiusura delle curve della Juve

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La chiusura della curva della Juve per cori di insulti è qualcosa che fino a poco tempo fa sembrava impossibile persino da immaginare. Perché la Juventus si è sempre distinta per signorilità dentro e fuori dal campo, tanto da essere comunemente riconosciuta con il nome di Vecchia Signora. E da quando c’è il nuovo Stadium gli incidenti spiacevoli si erano ridimensionati sensibilmente.
Ora anche Mariella Scirea interviene sul discorso curve e lo fa per un motivo semplice quanto importante: la Curva Sud dei bianconeri è infatti intitolata a suo marito, Gaetano Scirea, indimenticato campione juventino mancato troppo presto, esempio di correttezza e integrità anche sul campo. Mai espulso dal campo, il nome di Scirea è ora stato infangato da questo provvedimento, che ha lasciato interdetti moltissimi tifosi. «Non c’è più rispetto per Gaetano – ha sentenziato Mariella sulle pagine di un quotidiano nazionale – Noi dovremmo distinguerci per correttezza. A volte penso che le nuove generazioni non avvertano per nulla la responsabilità di portare in curva un nome come quello di mio marito. Il tifo italiano di oggi è una sottocultura che conosce solo l’insulto. E non è solo un problema della Juventus».
«Quando i tifosi bianconeri decisero di chiamare la curva col nome di mio marito, ormai 24 anni fa – continua Mariella – ne fui molto felice, ma lo dissi subito: “Guardate che il nome di Gaetano Scirea richiede una grande responsabilità”. Stringemmo un patto: noi siamo la Juventus, la nostra curva deve distinguersi per correttezza. Con quegli ultras era possibile un dialogo, ci confrontavamo, c’era un alto senso del rispetto». «Mi rendo conto che la mia è stata un’utopia. Sono delusa dal fatto di non aver raggiunto quell’obiettivo di cui mi ero innamorata».
Un attacco duro quello di Mariella, che propone un incontro tra Figc, Coni e club per mettere subito un freno a questa situazione che sta degenerando. Secondo lei infatti la tessera del tifoso non è mai servita a nulla, ma solo a scoraggiare i tifosi per bene, che ora hanno un sacco di problemi ad andare allo stadio.
Secondo la vedova Scirea non bisogna concentrarsi solo sul razzismo e chiudere gli occhi verso tutti gli altri insulti. È vero che le curve juventine sono state chiuse per insulti territoriali nei confronti dei napoletani, ma purtroppo non sono gli unici che si sentono sugli spalti. «Quando morì mio marito, negli stadi si cantava: “Tutti bruciati come Scirea”. Ora fanno i cori su Pessotto. Non è violenza anche questa?».
«Vietiamo tutti gli insulti – è la richiesta di Mariella Scirea – Spieghiamo ai tifosi che, mentre loro continuano a offendersi, i giocatori a fine partita vanno a cena insieme, perché si rispettano. Serve una rivoluzione culturale e sarebbe bellissimo se partisse proprio dalla curva che ha il nome di Gaetano».
La chiusura delle curve bianconere è comunque una macchia che rimarrà nella storia della Juventus. Una macchia che un signore com’era Scirea non si meritava.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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