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lunedì, 20 Maggio 2024

Nel canavese inaugurata la prima Rems religiosa. Strutture che sostituiscono i vituperati OPG

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Giulia Zanotti
Giulia Zanotti
Giornalista dal 2012, muove i suoi primi passi nel mondo dell'informazione all'interno della redazione di Nuova Società. Laureata in Culture Moderne Comparate, con una tesi sul New Journalism americano. Direttore responsabile di Nuova Società dal 2020.

di Moreno D’Angelo

A San Maurizio Canavese è stata inaugurata la prima Rems (Residenza per l’esecuzione di misure di sicurezza) di un istituto religioso (Ospedale Beata Vergine della Consolata) che ospiterà 20 pazienti provenienti dagli ex Opg e occuperà 40 persone. Le Rems stanno sostituendo i tanto vituperati OPG (Ospedali psichiatrici giudiziari) ma la strada per mettere la parola fine a questo istituto non si è ancora conclusa.
La nuova struttura porta il nome di Anton Martin, un malato psichico che San Giovanni di Dio curò, strappandolo alle tremende condizioni tipiche di un carcere della Spagna del ‘500, e poi insieme ad esso fondò l’ordine degli Ospedalieri. Ovviamente non era solo la Spagna a distinguersi nei secoli  per le aberranti condizioni di detenzione.

All’inaugurazione della nuova struttura era presente il commissario unico per il superamento degli Opg Franco Corleone che ha così giustificato la scelta di affidare la cura psichiatrica dei detenuti a un Ordine religioso, e non a una struttura pubblica, riconoscendole una sorta di ruolo pilota: «Eravamo in grave ritardo e abbiamo trovato una collaborazione preziosa. Quest’iniziativa deve godere del sostegno diffuso del territorio e delle istituzioni». Corleone ha poi precisato come «l’obiettivo finale è che anche la Regione Piemonte si doti di una propria residenza, ma il lavoro a San Maurizio durerà un tempo non breve e sulla scorta di quest’esperienza si realizzerà la Rems definiva». Fra Massimo Villa, superiore provinciale dei Fatebenefratelli ha con orgoglio commentato: «Dimostreremo con la nostra professionalità che meritiamo la fiducia che ci state dando, vogliamo essere i pionieri in questo campo perché le Rems ricalcano il nostro carisma».
Si tratta di passi importanti in attesa che si raggiunga finalmente la definitiva chiusura degli OPG a distanza di 140 anni dall’apertura del primo ad Aversa.
Formalmente gli OPG sono stati chiusi dal 1 aprile 2015 ma permangono molte incognite, contraddizioni e ritardi nello sviluppare un nuovo sistema su un problema che politica e opinione pubblica tendono a ignorare a parte rari slanci mediatici sul fenomeno.

Sicuramente l’imporsi di nuove strutture attive su questo campo può fornire esperienze importanti per attuare una decisiva svolta a fronte di persone detenute, spesso abbandonate da tutti, affette da seri problemi psichiatrici che negli Opg vivevano condizioni drammatiche che non potevano apportare il minimo miglioramento alla loro salute mentale. Situazioni caratterizzate da isolamento, degrado, disperazione in cui la parola reinserimento sociale era pura utopia. Ora con le nuove Rems si spera la pratica di attività terapeutico-riabilitative, insieme alla promozione dei diritti, possa sviluppare quel senso di responsabilità fondamentale per il recupero dei malati in strutture che puntano a essere sempre più centri sanitari e sempre meno carceri. A parole sembrerebbe tutto molto chiaro ma i nodi legislativi e burocratici da sciogliere restano ancora molti e non sembra che la politica abbia oggi queste priorità.

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