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martedì, 21 Maggio 2024

Mattarella in pole position

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Le prime operazioni di voto per il Quirinale hanno restituito il risultato che tutti aspettavano: fumata nera, quorum non raggiunto per nessun nome. Sia nel primo scrutinio che nel secondo ha avuto la meglio la scheda bianca. Sarà così anche per la terza. La candidatura di Sergio Mattarella, giudice della Corte costituzionale, democristiano doc, per quanto pubblicamente dichiarata, è in attesa della quarta votazione, quando sarà sufficiente la maggioranza assoluta per eleggere il nuovo presidente della Repubblica.
Nella seconda votazione di questa mattina le schede bianche sono state 531, sono cresciute (rispetto a ieri) i voti dispersi, salendo a 143. Fernando Imposimato, il candidato del Movimento Cinque Stelle, ha ottenuto 123 voti. Anche la fantasia, nella seconda ed inutile operazione di voto, ha occupato la scena nell’odierno scrutinio: 51 voti per Feltri, 34 per Castellina, 23 per Bonino, 22 per Rodotà, 14 per Sabelli, 10 per Gualdani, 7 per Pagano, 6 per Versace, 5 per Prodi e Severino, 4 per Mattarella, Razzi e Sangalli, 3 per Greggio, Guerra, Messina e Barani, 2 per Bersani, Cimmino, Finocchiaro, Frattini, Marinetti e Scognamiglio.
I conti verranno fatti a partita finita. Per il momento Matteo Renzi è in evidente vantaggio. In un colpo solo, con una mossa furba e intelligente, ha saputo mettere mediaticamente al tappeto ogni avversario, interno ed esterno. Renzi ha costituito la sua terza e politica maggioranza: con la prima si trova al governo (Ncd di Angelino Alfano), con la seconda sta facendo le riforme (Forza Italia di Silvio Berlusconi) e con la terza vuol eleggere il presidente della Repubblica (Sel di Nichi Vendola). Con il nome di Mattarella ha ricompattato, momentaneamente, in questa saliente congiuntura istituzionale, il Partito Democratico. La minoranza Pd si è immediatamente allineata, per un democristiano “val bene una messa”.
Il Movimento Cinque Stelle è stato messo all’angolo, sorpreso dal nome di Mattarella. Probabilmente pensava di orientare la sua battaglia nell’opposizione al nome di Giuliano Amato, ma la burocrazia della democrazia digitale l’ha lasciato al palo, con un Imposimato come nome di bandiera e nulla di più. Nei banchi parlamentari del centro-destra regna la confusione. Silvio Berlusconi ha etichettato come un tradimento il metodo adoperato da Renzi per scegliere il candidato quirinalizio, annunciando prima scheda bianca e poi di abbandonare l’aula durante la quarta e realisticamente decisiva votazione. Il Nuovo centro destra di Alfano ieri ha seguito Berlusconi, oggi ha rimesso in discussione il boicottaggio del nome di Mattarella, aprendo degli spiragli di accordo per salvaguardare la maggioranza del governo, del quale Ncd è parte.
Molte delle prime pagine dei giornali di questa mattina, nell’urgenza e nella furia di trovare una sintesi ad effetto, hanno proclamato la fine del Patto del Nazareno. Come detto prima: i conteggi verranno fatti a partita finita. Se tutto quel che è stato detto in questi primi due giorni si rivelerà vero, a presidente della Repubblica eletto, Renzi non avrà più una maggioranza per le sue riforme e Berlusconi uscirà dalla scena politica, conducendo il Paese a probabili elezioni anticipate. Difficile pensare che finirà così, non conviene a nessuno dei grandi attori in campo. La capacità di sorprendere è una qualità che Berlusconi oggettivamente ha, mentre Renzi ha investito tutto in un esasperato e calcolato tatticismo, e sicuramente non si farà trovare impreparato quando il suo presidente della Repubblica salirà al Quirinale. Non sarà un democristiano come Mattarella a rovinare il renzianesimo, tutt’altro: sarà il riverito garante della rottamazione e la realizzazione contraria del rinomato augurio. Moriremo irreparabilmente democristiani?

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