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mercoledì, 12 Agosto 2020

La storia di Cecilia che vende sogni e poesie dentro ad un cappello

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“I fiori selvatici, i gialli e i bianchi, tornati come funghi in tutta la città”
Le mani sono rosse, racchiuse dentro le maniche di una giacca con il cappuccio verde militare. Cecilia cerca di scaldarsele così, senza guanti, mentre il freddo del giorno della merla alle sette mezza di sera comincia ad essere insopportabile. Soprattutto per lei che è nata 25 anni fa non a Torino, ma sotto il sole della Sicilia. Ad Aci Catena, provincia di Catania per la precisione.
«Ma non mi piace lì. Quando mi chiedono dico che sono siciliana, senza specificare da dove arrivo», dice aggiungendo che lei si chiama così solo perché è un nome che le piace.
Mentre la sua storia è dentro ad un cappello nero, modello Borsalino: ci sono circa una trentina di foglietti, piegati come quelli che si usano per le lotterie di paese. Nessun numero.
Cecilia dentro quel cappello vende poesie e quindi sogni. Rigorosamente scritti a mano.
“Il cielo d’inverno ad asciugare, il sole bianco come un polmone”
Le vende in piazza Castello, praticamente davanti alla Galleria Subalpina. Ha scritto su di un pezzo di cartone: «Poesie un euro. Non è un’elemosina, ma crowd funding».
E vaglielo a spiegare il significato di crown funding alla signora che compra dal cappello.
Apre il foglietto, legge e poi si lamenta: «Ma manca il nome di chi ha scritto la poesia. Chi è l’autore, scusi? ». Probabilmente si aspettava le rime di Leopardi o di Foscolo. Cecilia non gliele manda a dire. Quando le risponde sembra quasi che il suo accento catanese sia più forte: «La poesia è mia. Che pensava che vendessi quelle degli altri? Se cerca poesie di altri autori vada lì», e indica la Fetrinelli.
Il finanziamento collettivo di Cecilia nasce alcuni mesi fa, racconta. Quest’estate. Un’idea di quando andava al Teatro della Caduta, in via Buniva, quartiere Vanchiglia.
«Però prima per strada era più divertente, perché incontravo mie coetanee che si fermavano a parlare con me e non certe persone che ti guardano come se fossi chissà chi», spiega, aggiungendo che va qualche volta alla Cavallerizza Reale occupata «anche se ci mettono tanto prima d’incominciare un’assemblea», ride.
“È una splendida primavera del Nord-West Italia. La terra è un insieme di ghiaccio e dinamite ”
«Non lavoro, ma ho studiato per fare la traduttrice e mi piacerebbe lavorare in quell’ambito. Da Catania sono andata a Roma e poi mi sono trasferita a Torino alcuni anni fa».
Il suo amore per la scrittura, il racconto e la poesia ha portato Cecilia a frequentare la scuola Holden. Quella di Alessandro Baricco.
Difficile capire dove può incontrare il “cappello di Ceci” perché lei stessa non sa quando tornerà a vendere le sue poesie. «Magari domani, come magari tra un mese», sorride. Poi racconta che oggi due agenti di polizia le hanno chiesto i documenti, domandandole che faceva, forse non convinti che veramente vedesse poesie. Cecilia racconta di questo incontro con «un uomo e una donna in divisa» con stupore, «in fondo che faccio di male?».
«Dieci biglietti ho venduto oggi». Dieci euro.
«Se devi fare una foto falla solo al cartello e al cappello. Non farne a me. Io non sono Naomi Campbell», poi ti saluta. E la guardi da lontano mentre racchiude nuovamente le mani rosse dal freddo dentro la sua giacca verde con il cappuccio.
“I fiori selvatici, i gialli e i bianchi,
tornati come funghi
in tutta la città.
Il cielo d’inverno ad asciugare, il sole bianco come un polmone.
È una splendida primavera del Nord-West Italia.
La terra è un insieme di ghiaccio e dinamite
Cecilia (8 aprile-30 giugno 2014)

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