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giovedì, 23 Maggio 2024

Moncalieri, al Teatro Matteotti IL BALLO DI IRENE

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Teatro Matteotti, via Matteotti 1

Il 25 febbraio alle ore 21 il Teatro Matteotti di Moncalieri ospita Il ballo di Irène, L’incredibile storia di Irène Némirovsky. Lo spettacolo sulla storia della scrittrice ebrea morta ad Auschwitz nel 1942 dopo il trionfo a Parigi dei suoi capolavori letterari (tra cui Suite franceseè scritto e diretto da Andrea Murchio, con la consulenza storiografica del docente di storia contemporanea Bruno Maida (Università di Torino). L’interpretazione del monologo è affidata ad Alessia Olivetti; la produzione è dell’associazione culturale MusicampusScene e costumi: Sara Santucci. Light-design: Pierpaolo Nuzzo.

Il monologo racconta la breve ma intensa esperienza di una donna dolce, forte e carismatica, che ha dovuto patire per tutta la vita le discriminazioni razziali dovute alla sua origine ebraica. Nata in Russia, suo padre era un ricco ebreo dedito alla finanza e la madre una donna fredda e superficiale che non la amava; Irène studiò in casa e amò sin da piccola il francese. Inizialmente approvò gli ideali del comunismo con la genuina innocenza dei bambini, ma purtroppo suo padre era un borghese facoltoso: si trasferì nei paesi scandinavi in quanto era stata posta una taglia sulla testa di suo padre durante la Rivoluzione d’Ottobre; qui si innamorò per la prima volta di un uomo, un personaggio di cui non conosciamo il nome ma al cui fantasma l’attrice schiocca dei romantici baci. Successivamente si trasferì a Parigi e fu subito amore per la capitale della cultura dell’epoca. Si sposò e iniziò a scrivere, riscuotendo un certo successo e coniugando in maniera brillante la propria identità di madre di due figlie e quella di intellettuale. Quando Parigi venne conquistata dai Nazisti cercò di fuggire alle persecuzioni convertendosi al cristianesimo con la famiglia, ma fu inutile: la donna morì ad Auschwitz nel 1942. Della sua vita si è salvato un diario, conservato dalle figlie.

Alessia Olivetti ha i capelli corti come Irène Nèmirovsky e un volto altrettanto gentile e solare; interpreta il suo personaggio con estrema dolcezza e una punta di timidezza ed emotività, ma gli atteggiamenti mutano radicalmente quando deve esprimere urla di dolore, rabbia, euforia alcolica o amore. Le pause e i mutamenti di atteggiamento scandiscono un monologo incalzante e privo di intervalli, caratterizzato da un linguaggio colloquiale, in particolare quando il personaggio pronuncia le parole “mi fa” al posto di “mi dice”. Irène è una donna colta e libera che ama immensamente il padre, gli uomini della propria vita e le figlie, combatte sino alla fine contro le persecuzioni razziali cercando la salvezza. Come costume di scena, l’attrice indossa un vestito marrone d’altri tempi, che evoca vagamente l’abbigliamento adottato nell’epoca di Irène.

La voce di Alessia Olivetti non è sola, infatti è accompagnata dalle registrazioni delle parole di alcuni personaggi della sua vita, dello speacker della radio, i discorsi dei politici (Hitler in particolare) trasmessi nell’etere e dalla musica tipica del suo periodo storico. Tale scelta inserisce il personaggio in un contesto più ampio, quello dell’epoca in cui vive, introducendo così la macrostoria nella vita privata della scrittrice. Viene diffusa dai microfoni del teatro anche la voce interiore di Irène e le sue confessioni più intime, che sembrano provenire dall’interiorità del personaggio in quanto le parole sono sfumate e pronunciate con enfasi sognante.

In un’ora di interpretazione intensa il monologo della brava Alessia Olivetti restituisce, attraverso la lente di ingrandimento della biografia della scrittrice Irène Némirovsky, l’affresco di un’intera epoca e, in particolare, della discriminazione e delle persecuzioni che gli ebrei hanno dovuto subire nei primi anni del Novecento – invita tutti all’evento l’assessore alla Cultura Laura Pompeo – Freschezza, acume, una scrittura sempre aderente alla realtà storica costituiscono altrettante garanzie dell’alta qualità dello spettacolo”.

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