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martedì, 21 Maggio 2024

Moglie di Musy: “Ho bisogno di verità”

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Non ci sta che una coltre di silenzio e di omertà cali sulla morte di suo marito. Angelica D’Auvare, moglie di Alberto Musy, consigliere morto dopo 19 mesi di coma in seguito ai colpi di pistola esplosi dall’uomo con il casco nell’androne di casa sua il 21 marzo del 2012, ha parlato di nuovo: «Ho bisogno di verità, ma anche di andare avanti».
«Penso – sottolinea – che la morte di mio marito sia una cosa che deve avere un senso. La persona che l’ha ucciso ha scelto di compiere il male. Io ho fiducia totale nella polizia, ma chissà se verrà ancora fuori qualcosa di più sul movente. Gli inquirenti me l’hanno detto: “In questa vicenda c’è stata anche dell’ipocrisia”. Se non avessi un po’ di verità non potrei andare avanti».
Angelica poi parla del fondo intitolato ad Alberto per aiutare le persone in difficoltà: «Con la nostra iniziativa – dice – abbiamo già raggiunto 50mila euro da donare a chi ha la vita distrutta. L’arcivescovo di Torino, monsignor Nosiglia, mi ha raccontato le storie di chi ha perso il lavoro e riesce comunque a sopravvivere con dignità. Ma il primo imprevisto può essere fatale. Basta una bolletta, un lutto, e l’equilibrio tanto faticosamente raggiunto va in pezzi. Io so come si sta. Un imprevisto ha sconvolto la nostra vita».
Ha raccontato anche del periodo in cui il marito è stato in coma. Quei lunghi diciannove mesi. E soprattutto la solitudine, la lontananza delle istituzioni e di chi si era detto amico. «In tutto il periodo ho ricevuto lettere di sostegno, ci sono state le amiche sempre vicine ma ho anche scoperto che la politica torinese non sapeva di mio marito in rianimazione da mesi. Pensavano che si stesse curando. E infatti nessuno dalla politica chiamava. L’unico è stato Casini, mi telefonava per tenersi al corrente di come stava Alberto, di come procedevano le indagini. Si erano conosciuti da poco, e tra lui e mio marito c’era stima reciproca. Gli altri, niente. Mi dicevo: forse la politica si informa per canali suoi. In realtà, tutto è cosi frenetico, la gente non ha tempo per pensare».

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