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martedì, 21 Maggio 2024

Maria Vittoria, dimessa dopo il parto muore in casa

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Giulia Zanotti
Giulia Zanotti
Giornalista dal 2012, muove i suoi primi passi nel mondo dell'informazione all'interno della redazione di Nuova Società. Laureata in Culture Moderne Comparate, con una tesi sul New Journalism americano. Direttore responsabile di Nuova Società dal 2020.

Non ha ancora una spiegazione la tragedia di A.G., trentacinquenne di Venaria, morta dieci giorni dopo aver partorito il suo secondo figlio. La donna il 2 aprile scorso aveva dato alla luce, dopo un lungo travaglio e un parto complicato, Francesco all’ospedale Maria Vittoria di Torino. Qui era rimasta ricoverata quattro giorni, poi le dimissioni. Ma tornata a casa continuava ad avere gambe e piedi gonfi, tanto da non poter indossare scarpe, e a sentirsi stanca.
Condizioni che la neomamma avrebbe segnalato al proprio medico sentendosi però rispondere che tutto sarebbe passato, etichettandoli semplicemente come normali conseguenze del post partum. E invece così non è stato. Anzi, poco per volta la gioia del nuovo arrivo in famiglia viene sopraffatta dalla stanchezza, dovuta anche alle poche ore di sonno visto, e da quelle gambe sempre più grosse e pesanti.
Il triste epilogo domenica scorsa quando la donna con la figlia maggiore, il neonato e il marito si recano in visita dai nonni nel Canavese. É l’ora di pranzo e mentre tutti sono seduti al tavolo la trentacinquenne inizia a non sentirsi bene e per paura di svenire lascia il bimbo e si accascia sul divano, dove in pochi minuti muore.
Sull’accaduto la procura di Ivrea ha ora aperto un’inchiesta per verificare se ci siano stati problemi o mancanze nelle cure ospedaliere. Secondo quanto riferito dal personale del Maria Vittoria la donna avrebbe avuto un parto lungo e difficile visto anche le misure del bambino ma l’elettrocardiogramma eseguito prima di entrare in sala non avrebbe mostrato nessuna anomalia. Il sospetto è dunque che abbia avuto delle complicazioni post partum di cui nessuno si sarebbe accorto. Ma sarà l’esame autoptico a chiarire questi dubbi.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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