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giovedì, 30 Maggio 2024

Mafia Capitale, la segretaria di Buzzi: “Così pagavamo le tangenti”

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Nuovi interrogatori in carcere, oggi, nell’ambito dell’inchiesta Mondo di Mezzo, grazie alla quale gli inquirenti hanno portato alla luce un sistema corruttivo denominato “Mafia Capitale” che facendo leva sull’intimidazione e i contatti con la politica romana riusciva ad ottenere appalti e finanziamenti pubblici.
Le prime confessioni arrivano da Nadia Cerrito, segretaria dell’imprenditore Salvatore Buzzi e depositaria del libro nero, il registro contabilità delle attività illecite del suo capo e del socio: l’ex Nar Massimo Carminati. Il prezioso libro si trova ora nelle mani dei magistrati grazie all’irruzione nella casa della donna dei carabinieri dei Ros, martedì scorso.
Nadia Cerrito, assistita dall’avvocato Bruno Andreozzi, ha risposto in carcere alle domande del gip Flavia Costantini in sede di interrogatorio di garanzia, ammettendo di fatto di aver gestito il libro mastro che riepiloga il giro di mazzette attraverso le quali i suoi capi si garantivano i loro affari illeciti. Una cifra e, accanto, le iniziali del beneficiario: così appare il prezioso registro.
Stando al racconto della segretaria, era Salvatore Buzzi stesso a consegnarle i soldi in contanti perché lei li inserisse all’interno di buste contrassegnate dalla lettera “B”, che doveva indicare ai beneficiari della mazzetta che i soldi provenivano dal suo capo. «Io non sapevo quale fosse la destinazione finale di soldi, chi fossero i percettori – spiega la Cerrito – Sapevo che si trattava di cose illegali visto che era una contabilità parallela che quindi non doveva essere registrata in alcun modo, ma io non mi potevo sottrarre».
La donna spiega infatti di aver temuto di perdere il lavoro, in caso non avesse eseguito le richieste del suo capo. Ma gli inquirenti stanno cercando di capire se il suo ruolo non fosse invece più significativo. Stando ai racconti della Cerrito, avrebbe iniziato a occuparsi di queste buste circa tre anni fa; variabile la somma che potevano contenere, per arrivare a un massimo di circa 15mila euro.
Nelle stesse ore risponde alle domande dei giudici anche Claudio Turella, responsabile del servizio di Programmazione e gestione verde pubblico del Comune di Roma, che però ha respinto tutte le accuse. Gli altri interrogati si sono invece avvalsi della facoltà di non rispondere.
Molte le personalità della scena politica romana coinvolte nell’inchiesta Mondo di Mezzo, senza particolari distinzioni di partito o colore. Si può dire infatti che lo scandalo abbia travolto in maniera trasversale i maggiori politici italiani. Risultano infatti indagati l’ex sindaco Gianni Alemanno e il capo della sua segreteria, Antonio Lucarelli; il capogruppo Pdl alla Regione Lazio Luca Gramazio; il consigliere regionale Pd Luca Odevaine e il collega Eugenio Patanè oltre al presidente dell’assemblea capitolina Mirko Coratti. E ancora: l’ex segretario della federazione romana Lionello Cosentino; il capo della segreteria di Ignazio Marino, Mattia Stella; il vicesindaco Luigi Nieri; il deputato Umberto Marroni; l’assessore comunale alla casa Daniele Ozzimo.
Per ora tuttavia il presidente del Senato Piero Grasso stigmatizza la possibilità di uno scioglimento della giunta comunale: «Il Comune di Roma è assolutamente al di fuori di queste tematiche, soltanto alcuni sono coinvolti. Per sciogliere un Comune ci vuole ben altro».

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