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mercoledì, 28 Settembre 2022

L'ultimo saluto di Torino a Edoardo Fadini

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La penultima foglia dell’albero che vide nei primi anni Sessanta radunati attorno a sé un gruppo di amici e compagni intenzionati a far rinascere la storica unione culturale di Cesare Pavese, di Italo Calvino, di Massimo Mila è caduta in questi giorni e stamane nella chiesa della Madonna del Pilone, gremita di gente, la città ha porto l’ultimo saluto a Edoardo Fadini, vulcanico intellettuale e grande uomo di teatro.
Come prescrive la legge della natura uno dopo l’altro sono scomparsi il presidente dell’Unione Franco Antonicelli, il critico d’arte Luciano Pistoi, il critico cinematografico Luciano Baroni, il giornalista Loris Barbieri ed il politico Adalberto Minucci.
La prossima volta (prima o dopo dovrà pure avvenire) toccherà anche a chi scrive questa nota in ricordo di Fadini.
Edoardo lo chiamavamo «genio e sregolatezza». Geniale il suo fervido operare tanto che in pochi anni fece conoscere al pubblico torinese spettacoli teatrali provenienti da tutto il mondo e che nelle altre parti d’Italia ci hanno invidiato per molto tempo.
Sempre a Torino diede vita al Cabaret Voltaire, al Festival del Teatro di Chieri, alla rassegna dell’avanguardia internazionale.
Ha insegnato nel nostro Ateneo, con Gian Renzo Morteo, Storia del Teatro contemporaneo ma soprattutto lasciò il segno nella storica Unione Culturale che aveva sede negli scantinati di Palazzo Carignano.
Fadini non era un elitario, non aveva la puzza sotto il naso come tanti nostrani intellettuali. Amava il popolo, la gente comune, i proletari, come si diceva un tempo, e fu lui a esportare il «Teatro Alto» nelle periferie, in quelle borgate cresciute malamente ai margini della città dopo la grande immigrazione definite subito i ghetti di Torino come la Falchera, le Vallette, Mirafiori sud, via Artom.
Perché alla sua genialità avevamo scherzosamente aggiunto il sostantivo sregolatezza? Semplicemente per la scarsa dimestichezza che aveva con il magro bilancio dell’Unione. Il suo entusiasmo, il suo fervore non davano tregua all’amministratore che doveva far quadrare i nostri conti. Però riusciva sempre a spuntarla perché non si poteva rinunciare al Living Theatre o a Carmelo Bene e a tutti gli altri gruppi teatrali che fecero sosta nella capitale subalpina.
Torino deve molto a un uomo di cultura come Edoardo Fadini, collaboratore de “L’Unità” e del settimanale “Rinascita”, sempre disponibile a profondere le sue conoscenze per il bene della comunità. È stato un tipico esempio di intellettuale organico come Antonio Gramsci ci ha insegnato.

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