13.2 C
Torino
lunedì, 27 Maggio 2024

L’appello della rete antiproibizionista Itardd: “Una politica sulle droghe più umana”

Più letti

Nuova Società - sponsor
Redazione
Redazione
Nuova Società nasce nel 1972 come quindicinale. Nel 1982 finisce la pubblicazione. Nel 2007 torna in edicola, fino al 2009, quando passa ad una prima versione online, per ritornare al cartaceo come mensile nel 2015. Dopo due anni diventa quotidiano online.

di Moreno D’Angelo
Sulle orme di Don Gallo, a quattordici anni dopo l ‘ultima conferenza sulle droghe, il confronto e le iniziative del complesso mondo antiproibizionista, ripartito non a caso da Genova, è in pieno fermento.
Serve un nuovo approccio per le politiche sulle droghe, oltre il mero aspetto sanitario, ridimensionando il ruolo del Dipartimento Politiche Antidroga che dipende direttamente dal Consiglio dei ministri. Insomma una decisa svolta antiproibizionista dopo i disastri della legge Fini-Giovanardi. E’ quanto emerge da un affollato incontro che si è svolto al Caffè Basaglia a Torino. Protagonisti associazioni, operatori, specialisti, persone che usano sostanze e politici che si sono confrontati in modo schietto e non senza polemiche. Tema centrale la lettera documento che la rete Itardd (Rete nazionale Riduzione del Danno), che riunisce diversi soggetti operativi su basi antiproibizioniste in varie realtà italiane, ha inviato a Governo, a capigruppo di Camera e Senato e ai sindaci, denunciando la grave situazione e i ritardi nelle politiche e nella gestione dei servizi in materia di droga.
Tutti d’accordo sul fatto che i fondi per interventi diretti a persone che fanno uso di sostanze stupefacenti non debbano essere concentrate sul DPA (Dipartimento ministeriale politiche antidroga). Un soggetto che viene criticato dalla rete per aver cancellato la RDD (principio della Riduzione del Danno) come approccio base nei servizi e come strategia di governo del fenomeno. Questo in assenza di linee guida di coordinamento tra i vari soggetti operanti a vario titolo sul piano assistenziale e sanitario. La RDD viene considerata uno dei pilastri fondamentali in tutta Europa per le politiche sulle droghe. In concreto l’obiettivo della RDD è la limitazione dei rischi e il contenimento dei danni. Un approccio che si rivolge non solo ai consumatori ma a tutti i soggetti coinvolti (famiglie, collettività, operatori sanitari, sociali, culturali e psicologi). Insomma ben oltre l’intervento farmacologico o ancor peggio repressivo. Prioritario è in tal senso l’intenzione di avvicinare le persone che usano sostanze al sistema di servizi, in una ottica anche di prevenzione sanitaria, mirata a rompere l’isolamento sociale che vivono molti tossicodipendenti.
Denunciate campagne episodiche, inefficaci e moralistiche, costate molti soldi, in un momento in cui i tagli agli enti locali hanno fortemente penalizzato il supporto sociale fondamentale per l’intervento sulle persone nei percorsi avviati da tanti operatori di base. Si rileva inoltre come a volte siano quasi spariti i fondi che alcune Regioni stanziavano par la prevenzione e per il reinserimento lavorativo.
Nel citato documento-appello viene messa in dubbio la diminuzione dei consumi di sostanze vantata dal DPA: «Il lavoro sul campo evidenzia che i consumi non calano e con esse le infezioni da HIV e HCV». Sono però in corso importanti cambiamenti che implicano un importante rinnovamento dei servizi assistenziali.
Alcuni ex “consumatori” hanno denunciato come: «I morti per overdose non fanno notizia». Su questo fronte si fa un parallelo su quanto si registra purtroppo anche per l’AIDS dove solo a scadenze particolari si accende la luce rossa sul fenomeno per pochi giorni.
La rete fa appello perché siano riattivati e rinnovati una serie di preziosi servizi sul territorio che risultano fortemente ridimensionato. Nel mirino i tagli agli Enti Locali e il non rifinanziamento del Fondo Nazionale Lotta alla Droga. «Un intero sistema di servizi costruito a fatica negli anni è in sofferenza e inadeguato ad affrontare una situazione in continua evoluzione». Si aggiunge: «L’Italia è un anomalia in Europa, dove le politiche sono orientate al pragmatismo e la RDD è sempre parte integrante del sistema dei servizi, con sperimentazioni sempre più innovative come in Germania e Spagna». Viene inoltre ricordato come la Fini-Giovanardi abbia contribuito, in otto anni, a riempire le carceri così tanto da richiedere un intervento della Unione Europea per sanzionare l’Italia per sovraffollamento e violazioni diritti dei carcerati. Questo perché la legge penalizza comportamenti che sono la quotidianità dei consumatori. Si è insomma arrivati a condizioni sociali di tale gravità che è impensabile qualsiasi percorso terapeutico iniziato all’esterno. Il superamento della sciagurata Fini-Giovanardi passa anche su una rinnovata distinzione nel trattamento sanzionatorio tra droghe leggere e droghe pesanti e del concetto di “lieve entità”.
I promotori della rete chiedono alle Istituzioni che sia convocata urgentemente la Conferenza Nazionale, come previsto per legge, elaborando nuove linee guida. Un superamento di quello che viene definito “modello emergenziale” del Dipartimento unico sotto la Presidenza del Consiglio dei Ministri. Infine ribadiscono che ogni politica sul territorio tenga conto dei principi dalla RDD fondamentale per un approccio pragmatico che consente di entrare in contatto con le persone e non emarginarle, di monitorare i fenomeni e sviluppare serie attività di prevenzione, facilitando l’accesso ai servizi di assistenza e cura. Tutto questo depenalizzando l’uso delle sostanze, almeno per quanto riguarda i derivati della cannabis. Riducendo i rischi che derivano dal mercato illegale. Per questo i fondi, secondo l’appello della rete Itardd, vanno redistribuiti sul territorio anziché essere assegnate solo al DPA.
I tagli agli enti locali ed il non rifinanziamento del Fondo Nazionale Lotta alla Droga hanno messo in ginocchio un intero sistema di servizi in un settore che è in continua evoluzione. Vedasi i cambiamenti nella tipologia dei consumi delle sostanze e le loro modalità.
E’ stata infine rilanciata delle varie associazioni della rete Itardd la carta dei diritti per le persone che usano sostanze. Un modo per andare contro il proibizionismo. Viene ricordato che tali politiche non pagano. Viene citato a proposito come in Russia i morti per droga e per HIV sono altissimi nonostante un quadro normativo durissimo e repressivo.
In conclusione si segnala che è in corso la raccolta firme per l’uso terapeutico della cannabis.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

- Advertisement -Nuova Società - sponsor

Articoli correlati

Nuova Società - sponsor

Primo Piano