14.5 C
Torino
lunedì, 19 Ottobre 2020

L’alternativa del diavolo di Matteo Renzi

- Advertisement -Nuova Società - sponsor

Più letti

Nova Coop, 2,6 milioni di premio salario variabile collettivo ai dipendenti

NovaCoop, cooperativa piemontese di consumatori del sistema Coop, darà ai dipendenti un premio di salario variabile collettivo, che complessivamente supera i 2,6 milioni di...

Farinetti, Eataly: “Serve il prelievo forzoso sui conti degli Italiani per la ricostruzione”

Oscar Farinetti il proprietario Eataly, intervistato dal "Fatto Quotidiano", ha paventato una soluzione che secondo lui potrebbe risolvere il problema di come finanziare la...

Cronaca della notte di tensione al Caat

È tornata la normalità al mercato agroalimentare di Grugliasco, il Caat. Una notte difficile quella appena trascorsa. Una notte in cui la tensione ha...

“Italia ciao”, Povia cambia “Bella ciao” e fa infuriare gli antifascisti (VIDEO)

Il cantautore Giuseppe Povia, come aveva annunciato, ha rivisitato la canzone dei partigiani "Bella ciao", cambiando il testo in "Italia ciao". Una perfomance andata in...
Redazione
Redazione
Nuova Società nasce nel 1972 come quindicinale. Nel 1982 finisce la pubblicazione. Nel 2007 torna in edicola, fino al 2009, quando passa ad una prima versione online, per ritornare al cartaceo come mensile nel 2015. Dopo due anni diventa quotidiano online.

di Giusi La Ganga

Sulla legge elettorale Matteo Renzi si trova di fronte ad una vera e propria “alternativa del diavolo”.
È partito proponendo un sistema simile al vecchio Mattarellum, metà proporzionale e metà maggioritario (“rosatellum”, ma sarebbe meglio chiamarlo “russicum”, giacché è identico al sistema in vigore nella Russia di Putin). Proposta sensata, in quanto manteneva la possibilità per una forza politica del 35% di sfiorare la maggioranza e di garantire quindi la governabilità. Il meccanismo naturalmente presenta difetti in quanto garantisce alle segreterie dei partiti il controllo degli eletti.

- Advertisement -

Ma questo non interessa a nessuno e quindi non ne parlo. Il guaio di questa proposta è che solo alcuni partiti (Lega, PD, Cinque Stelle) hanno la fondata speranza di vincere nei collegi uninominali e quindi di ottenere una sovrarappresentanza. Tutti gli altri, Forza Italia in testa, hanno la certezza di una sottorappresentanza.
Questo è naturalmente il prezzo per la ricerca di una ragionevole governabilità.
E qui scatta l’offensiva di Berlusconi. Offre un aiuto parlamentare per il presente, garantisce l’appoggio per una fine rapida della legislatura, lascia sperare in un accordo per il dopo.
In cambio chiede che il sistema sia completamente proporzionale, come in Germania; anche se definire “tedesco” il sistema di cui si sente parlare mi sembra francamente osé. In Italia amiamo adottare sistemi altrui, ma adattandoli alle nostre esigenze e facendoli diventare dei “papocchi”, che del modello originario mantengono poco più del nome.
Renzi sembra accogliere di buon grado questa disponibilità, e repentinamente si mette al lavoro per un’intesa.
Al di là del giudizio politico che ognuno può dare, la cosa sembra avere un senso. La legge elettorale la concordano coloro che, presumibilmente, dovranno accordarsi per il governo dopo.
Il guaio è che un sistema elettorale così costruito determina la conseguenza che i partiti futuri alleati hanno la quasi certezza di non avere la maggioranza in Parlamento, giacché la trentina di seggi che guadagnerebbe Forza Italia sarebbero inferiori alla settantina che perderebbe il PD.
Ecco quindi l’alternativa del diavolo: mettere a repentaglio la futura alleanza facendo oggi una legge elettorale non gradita, o accontentare l’alleato di domani, mettendo a rischio i numeri e quindi l’alleanza medesima?
Inutile dire che ci sarebbe un’altra strada, terza rispetto a questo bivio. Mantenere una legge metà proporzionale e metà maggioritaria, ampliare il perimetro del centrosinistra al di là del solo PD, tentando così di raggiungere (o di avvicinare molto) la maggioranza parlamentare. E lasciare che solo dopo il voto, e solo in caso di stallo, si valutassero “convergenze repubblicane”, “maggioranze europee”, “unità nazionale” o comunque si potranno chiamare le formule per governare il nostro sfortunato Paese.

- Advertisement -Nuova Società - sponsor

Articoli correlati

Nuova Società - sponsor
Nuova Società - sponsor per la tua pubblicità in questo spazio, contatta la redazione

Primo Piano

Covid, Pd Piemonte: “Icardi sfiduciato, Cirio in ritardo nel gestire emergenza”

Il Partito Democratico piemontese all’attacco della giunta regionale per la gestione dell’emergenza sanitaria. "Oggi Cirio in Commissione Sanità sostituisce l'assessore Icardi nelle...

Nuovo Dpcm, Appendino: “Sindaci non possono decidere chiusure da soli”

La sindaca Chiara Appendino commenta il nuovo Dpcm firmato ieri dal Presidente del Consiglio Giuseppe Conte e che affida ai sindaci il...

Covid, sul palco va in scena la crisi dei lavoratori dello spettacolo: “Senza aiuto si chiude”

Cambiare palcoscenico, modificare il proprio modo di fare spettacolo, combattere contro burocrazie e difficoltà economiche e contro lo strabismo culturale di una...

Il Consiglio comunale torna in videoconferenza

Torna il consiglio comunale ma resta chiusa la Sala Rossa. Dopo il caso di positività al Covid di un consigliere M5s che...

Torino 2021, Salvini vuole il nome del candidato entro novembre

Vuole giocare d'anticipo Matteo Salvini nella corsa alle amministrative 2021 e vuole al più presto i nomi dei candidati. "Ho chiesto che entro...