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venerdì, 24 Maggio 2024

La scalata alla Rai di Berlusconi

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Nuova Società nasce nel 1972 come quindicinale. Nel 1982 finisce la pubblicazione. Nel 2007 torna in edicola, fino al 2009, quando passa ad una prima versione online, per ritornare al cartaceo come mensile nel 2015. Dopo due anni diventa quotidiano online.

Mediaset muove il suo attacco alla televisione pubblica. L’azienda che fa capo alla famiglia di Silvio Berlusconi mette sul piatto oltre 1,2 miliardi di euro tramite la controllata Ei Towers per assicurarsi il 100% di Rai Way, società per azioni Rai che detiene la rete di diffusione del segnale radiotelevisivo del gruppo. Immediate le polemiche, con il M5s che denuncia un «patto del Nazareno televisivo» e invoca l’intervento dell’anti trust per scongiurare la creazione di un monopolio in un mercato strategico.
L’Opa, fanno sapere fonti interne a Rai, non era stata sollecitata, e punta a conquistare almeno il 66,67% del capitale delle torri del gruppo. Ma, date le premesse, potrebbe finire in un nulla di fatto. Come ha ricordato una nota del Mise, infatti, nella premessa del decreto di privatizzazione di Rai Way dello scorso settembre, il governo ha specificato l’intenzione di «mantenere, allo Stato, in capo a Rai, a garanzia della continuità del servizio erogato da Rai Way a Rai medesima, una quota non inferiore al 51%». Da qui il commento del deputato Pd e segretario della commissione di vigilanza, Michele Anzaldi,  che ha definito l’offerta Mediaset “incomprensibile” e la decisione del direttore generale Luigi Gubitosi di stilare un’informativa diretta al Cda.
Il colpo di coda del Biscione arriva a un paio di settimane di distanza dalle manovre di Fininvest sulla stessa Mediaset e a pochi giorni dalla mossa di Mondadori su Rcs libri, storica divisione della casa che pubblica i libri del Corriere della sera ad oggi particolarmente bisognosa di liquidità.
Se si tengono poi in considerazione anche le generose offerte che sarebbero finite sul tavolo del Cavaliere per il Milan, il club di cui è presidente, viene facile ipotizzare che Berlusconi stia preparando il terreno per un ritorno in grande stile nel mondo della finanza. Fatto non così scontato considerati i guai politico-giudiziari che negli ultimi anni avevano “affossato” il Cavaliere con riflessi piuttosto negativi sui suoi affari.
Solo pochi mesi fa Finivest, la holding della famiglia Berlusconi, sembrava in via di smantellamento, con l’obbligo a liberarsi di Mediolanum e il crollo in borsa delle azioni. Ma in periodo di crisi la stasi non può che essere negativa, ed ecco dunque che dopo aver fatto cassa il Cavaliere torna all’attacco. Viene da chiedersi se questo preannunci anche un suo ritorno sulla scena politica, nonostante l’interdizione dai pubblici uffici cui la legge Severino lo condanna fino al 2018. La storia si ripete?

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