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lunedì, 24 Giugno 2024

La Sanità pubblica è al collasso. Grande manifestazione a Torino

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Moreno D'Angelo
Moreno D'Angelo
Laurea in Economia Internazionale e lunga esperienza avviata nel giornalismo economico. Giornalista dal 1991. Ha collaborato con L’Unità, Mondo Economico, Il Biellese, La Nuova Metropoli, La Nuova di Settimo e diversi periodici. Nel 2014 ha diretto La Nuova Notizia di Chivasso. Dal 2007 nella redazione di Nuova Società e dal 2017 collaboratore del mensile Start Hub Torino.

“La sanità non si vende ma si difende” è Il grido d’allarme per la situazione della sanità pubblica in Piemonte che ha portato in piazza, infermieri, ordini professionali, diverse sigle di associazioni e migliaia di cittadini, che si sono ritrovati significativamente vicino all’ospedale Molinette in piazza Carducci, da dove è partito il corteo diretto alla Regione per difendere la sanità pubblica.

Un’iniziativa forte e un evidente attacco alla Giunta Cirio che ha registrato l’assenza di Cisl e Uil mentre è da segnalare, tra i vari movimenti presenti, l’adesione di Italia Viva Piemonte non proprio in linea con le posizioni del partito.

Il successo della manifestazione è legato al grosso impegno dei promotori, che hanno dato vita al Comitato regionale per il Diritto alla Tutela della Salute e delle Cure, nell’informare la popolazione con assemblee e con un volantinaggio a tappeto in tutta la città metropolitana davanti a ospedali, mercati, supermercati, uffici postali in oltre cento presidi per difendere il servizio sanitario universalistico e pubblico piemontese.

A fronte delle ormai croniche carenze di personale, della situazione dei Pronto soccorso, della lunghezze delle liste d’attesa, vi è la richiesta di una massiccia assunzione di medici, infermieri, operatori socio sanitari pubblici, insomma si chiede di tornare a investire in un servizio sanitario nazionale in grande difficoltà.   Questo è il monito da tutti i promotori della grande iniziativa.

“La sanità pubblica piemontese è al collasso. Un arresto cardiaco che non può essere rianimato con la carenza di organico” è il messaggio del comitato.

Nel dettaglio i promotori denunciano la mancanza di novemila professionisti, di cui duemila tra dirigenti medici ospedalieri e medici di base (una categoria particolarmente in difficoltà in un momento in cui il discorso prevenzione è fondamentale), mentre mancano settemila tra infermieri, operatori sociosanitari (una categoria che ha lanciato diversi allarmi in questi ultimi tempi), assistenti sociali e amministrativi, in una realtà in cui si attendono migliaia imminenti pensionamenti.

La mole di ore di straordinario e di ferie non usufruite rende palese le difficoltà di queste categorie in un settore in cui sono ordinarie le prestazioni aggiuntive fuori dai turni di orario.  

Vi sono poi i tagli sui posti letto, specie per le lungodegenze.  Un discorso drammatico con cui la popolazione deve fare continuamente i conti e che rende sempre più problematica la possibilità di ricoveri nelle strutture pubbliche.

Sulle liste d’attesa i tempi continuano ad essere epici per interventi alla cataratta, gastroscopie, per non parlare di visite ortopediche e esami annessi. Il risultato è che spesso coloro che più hanno bisogno del servizio sanitario pubblico finiscono per non curarsi o sono costretti a rivolgersi al settore privato.

Su tutto pesa una carenza di investimenti pubblici in un settore prioritario per la salute generale. Un settore che piange, nonostante le tante notorie eccellenze, in cui prevalgono sempre più gli interessi privati. La sanità pubblica va difesa.  “Basta alle privatizzazioni, occorre ricostruire la sanità pubblica che è un elemento di coesione” è il commento che il segretario regionale Cgil Giorgio Airaudo ha rivolto al Governo, ammettendo responsabilità da parte di tutti i governi che hanno sottovalutato l’importanza della sanità.

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