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giovedì, 30 Maggio 2024

La polizia indiana vuole la pena di morte per i due marò italiani

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Condanna a morte. È questa la richiesta che la polizia indiana vorrebbe fare nei confronti di Salvatore Girone e Massimiliano Latorre, i due marò italiani accusati di aver causato la morte di due pescatori indiani avvenuta nel febbraio dello scorso anno. La National Investigation Agency (Nia) ha infatti presentato un rapporto in cui accusa i due militari italiani in base ad una legge del 2002, chiamata “Sua Act” (“Suppression of Unlawful Acts Against Safety of Maritime Navigation”) che reprime la pirateria marittima con la pena di morte: nella legge si dice infatti chiaramente che “ogni atto che causi la morte deve essere punito con la morte”. La suddetta “Sua Act” si applicherebbe perciò al caso dei marò, equiparati a dei pirati marittimi.
A nulla sono servite «le ripetute richieste pressanti del ministero degli Esteri di trattare il caso con capi di imputazione che prevedono pene più lievi», come si legge sul sito del quotidiano indiano “The Hindustan Times”. In precedenza, il ministro per gli affari esteri indiano Salman Khurshid aveva assicurato al governo italiano che i due uomini della Marina non sarebbero stati condannati a morte, e ciò è successo dopo che Girone e Latorre tornassero in Italia e si rifiutassero di tornare in India.
Il ministero degli Esteri indiano si starebbe comunque impegnando perché i due militari italiani non vengano accusati con quella legge, che non potrebbe risparmiare loro la pena di morte. Nonostante ciò è in corso un dibattito, perché spetterebbe al tribunale indiano decidere della sorte di Girone e Latorre, e non al ministero.
Ma c’è di più. La questione è infatti molto controversa anche perché la sparatoria che avrebbe ucciso i due pescatori sarebbe avvenuta oltre il confine delle acque territoriali indiane, che si estendono per 12 miglia nautiche. La zona di esclusività economica indiana però si estende per 200 miglia nautiche, e il “Sua Act” si applicherebbe anche a quelle zone: «Uccidendo i due pescatori, i militari italiani hanno commesso un’azione che ha messo a rischio la navigazione – ha dichiarato un ufficiale della Nia che segue il caso – Poiché quest’azione ha provocato la morte di due persone, i due marinai sono punibili con questa legge che prevede la pena di morte».
La Nia continuerà quindi su questa strada, anche perché questa legge sarebbe conforme alle convenzioni delle Nazioni Unite sulle leggi marittime. Il ministero degli esteri ha comunque assicurato che «prenderà in considerazione con molta attenzione la posizione dei due marò prima di prendere qualsiasi decisione».
In Italia le mogli e le famiglie di Girone e Latorre, che sabato scorso hanno sfilato in corteo per le vie di Roma chiedendo la liberazione dei loro cari in quanto innocenti, continuano a sperare e a lottare perché questa controversa e complicata situazione possa finalmente risolversi per il meglio.

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