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sabato, 15 Agosto 2020

La filosofia innovativa di Universal Robots. Cocchi: “I Cobot fanno tornare il lavoro in Europa”

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Moreno D'Angelo
Moreno D'Angelo
Laurea in Economia Internazionale e lunga esperienza avviata nel giornalismo economico. Giornalista dal 1991. Ha collaborato con L’Unità, Mondo Economico, Il Biellese, La Nuova Metropoli, La Nuova di Settimo e diversi periodici. Nel 2014 ha diretto La Nuova Notizia di Chivasso. Dal 2007 nella redazione di Nuova Società e dal 2017 collaboratore del mensile Start Hub Torino.

La collaborazione tra uomo e macchina è la migliore soluzione in un’impresa. E’ in questo si spiega il successo di Universal Robot, la società danese che da oltre dieci anni propone i suoi innovativi cobot  (piccoli robot collaborativi  agevoli,flessibiili nell’ulitizzo.  Innovativi, economici mirati alla piccola impresa ma non solo.

Dalla sua sede torinese a due passi dal Lungopo in Vanchiglietta la società danese, invasa da cobot con il loro silenzioso  braccio in movimento, ha oggi presentato la sua novità: il modello UR 16 e che rientra nella serie  che ha avviato un nuovo  standard nella robotica collaborativa.

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Si tratta di un cobot dalle dimensioni decisamente più ampie della media in grado di spostare oggetti di ben 16 kg in totale sicurezza e precisione e facilmente programmabile.

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I cobot sono strumenti poco ingombranti che possono svolgere più operazioni (packaging, avvitatura, sistemazione e spostamento oggetti, rifinitura superfici), adattabili nel tempo a più utilizzi.

Un prodotto che non ha bisogno del supporto di tecnici e specialisti, dopo una efficace e mirata  formazione degli operatori, che viene seguita da un apposita Academy e sulla quale la società investe molto.

La sensazione immediata è di trovarsi in un azienda carica di entusiasmo e concretezza, avallato dagli ottimi risultati commerciali e dalla continua espansione internazionale. Non a caso La Universal Robots sarà presente a tutte le principali esposizioni mondiali del settore.

La società, nata in Danimarca, nel 2008 ha realizzato il primo cobot. Questo quando non esisteva nulla di simile avviando il mondo della robotica collaborativa. «Siamo nati con tre persone ed ora abbiamo 700 dipendenti» precisa il country manager Alessio Cocchi. Che aggiunge: «E’ un sistema innovativo che parte dal basso. basato sulla collaborazione tra uomo e macchine multifunzionali».

La flessibilità nell’utilizzo del cobot è un punto chiave del successo di questo prodotto   che ora punta su nuovi accessori e  per il futuro  prevede  cobot ancora  più flessibili, mobili ed adattabili nel loro utilizzo e la loro interconnettività.

Impegni che rendono evidente come per reggere in questo mercato da leader sia essenziale un continuo sforzo innovativo.

Cocchi sottolinea i vantaggi di una tecnologia che non sostituisce l’uomo: «C’è una bella differenza tra una linea totalmente automatizzata, il lavoro meramente manuale e il ricorso a un cobot. La linea automatizzata è rigida non consente adeguamenti. Il lavoro manuale svilisce operai in ruoli stancanti e ripetitivi, mentre il ricorso ai cobot invece offre flessibilità, funzionalità e precisione in tutta sicurezza e libera il personale verso utilizzi più qualificati con indubbi vantaggi sui costi complessivi e del lavoro».

Il responsabile di Universal Robots Italia conclude precisando con orgoglio come «Anche grazie ai nostri cobot stiamo dando un contributo al ritorno di produzioni in Europa».

Il tutto in contesto estremamente facile e agevole che non necessità più di tecnici esterni specializzati che come detto, consente di liberare gli operai da compiti tediosi e ripetitivi che vengono svolti dal cobot con estrema precisione e in totale sicurezza. Sono questi vantaggi che non solo aiutano le piccole imprese in termini di efficienza ma liberano manodopera da compiti di basso livello facilitando il possibile ritorno di produzioni   che per la logica delle differenze nei costi del lavoro venivano svolte in paesi dell’Est.

 

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