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sabato, 25 Maggio 2024

Jobs Act in Senato, con la fiducia ma senza l'articolo 18

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L’aula del Senato vota oggi la fiducia al maxi-emendamento del governo sul decreto lavoro, denominato jobs act. Dopo il confronto con le parti sociali avvenuto ieri, da cui Renzi sembra essere riuscito ad incassare la collaborazione di Cisl e Uil, è giunto il giorno della verità.
Il premier assicura di non essere preoccupato dall’ipotesi che la minoranza interna al Pd, con cui in queste settimane è stato scontro aperto, possa far naufragare l’approvazione dell’emendamento. «Non temo agguati», afferma Renzi. E se da una parte l’ex segretario Pd Pierluigi Bersani dice di ritenere una forzatura il ricorso alla fiducia, dall’altra avalla le parole del premier affermando: «A chi mi chiede consiglio raccomando responsabilità e lealtà. La fiducia non può essere in discussione».
I toni polemici, insomma sembrano essersi se non placati perlomeno attenuati. Complice forse il fatto che nel documento presentato oggi dal ministro Poletti non sarà contenuto l’art. 18, al centro della discussione di questi mesi. Il governo, infatti, vuole riservarsi di cambiare l’articolo che riguarda il reintegro dei lavoratori dipendenti in un secondo momento, quando scriverà i decreti delegati del job act.
Il maxi emendamento, tuttavia, conterrà alcune linee direttive partite dal patto del Nazareno che dovrebbero rappresentare la vera contropartita all’eliminazione dell’art 18. Prima tra tutte quella che definisce la concessione di sgravi fiscali al contratto a tempo indeterminato a tutele crescenti che, nell’idea dell’esecutivo, dovrebbe diventare la forma contrattuale privilegiata del sistema italiano.
L’obiettivo di Renzi è quello di sfoltire la giungla di forme contrattuali e norme esistenti, realizzando un testo organico e univoco che riunisca le tipologie di rapporti di lavoro. Tra le norme contenute dal decreto Poletti anche il tentativo di introdurre il salario minimo per i rapporti di collaborazione; la riforma dell’Aspi, che mira a mettere in relazione l’entità dell’assegno di disoccupazione alla “storia contributiva” del singolo lavoratore; la riforma della cassa integrazione, Cig.
Da Roma a Milano, il lavoro resterà sempre al centro delle discussioni di oggi. Anche il vertice Ue previsto nel capoluogo lombardo si occuperà infatti di questo tema. Parteciperanno 15 capi di governo di altrettanti stati membri dell’Unione Europea, oltre al presidente del Consiglio europeo Herman van Rompuy, il presidente del consiglio Ue Martin Schultz e il presidente della Commissione europea Josè Miguel Barroso.

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