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martedì, 30 Novembre 2021

Inchiesta campi rom: il centrodestra chiede le dimissioni del vicesindaco Tisi

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Giulia Zanotti
Giornalista dal 2012, muove i suoi primi passi nel mondo dell'informazione all'interno della redazione di Nuova Società. Laureata in Culture Moderne Comparate, con una tesi sul New Journalism americano. Direttore responsabile di Nuova Società dal 2020.

La relazione del vice sindaco Elide Tisi sulla gestione del progetto “La Città Possibile” non ha convinto, come era prevedibile, gli esponenti del centrodestra in Consiglio Comunale. Maurizio Marrone, capogruppo dei Fratelli d’Italia, presenterà una mozione di sfiducia per il vice sindaco.
In Sala Rossa arrivano gli echi dell’inchiesta giudiziaria relativa alla gestione dello sgombero del campo rom abusivo di Lungo Stura Lazio. Un’inchiesta, coordinata dal pubblico ministero Andrea Padalino, che ha portato all’iscrizione nel registro degli indagati per i reati di turbativa d’asta e di violazione delle leggi edilizie di tre persone, di cui due presidenti di altrettante associazioni che partecipavano al progetto. Uno di questi è Oliviero Alotto, al vertice di Terra del Fuoco, associazione fondata dal capogruppo di Sel Michele Curto.
L’inchiesta della Procura di Torino è stata più volte sollecitata proprio da Maurizio Marrone che mesi fa presentò un dossier che denunciava presunte irregolarità.
«Il progetto “La Città Possibile” è stato costantemente monitorato dall’amministrazione» spiega Elide Tisi. «I controlli – ha continuato il vice sindaco – sono avvenuti attraverso verifiche di congruità dei costi, regolarmente trasmesse alla Prefettura, mappatura dei siti, elenchi dei beneficiari e disamina delle fatture presentate dal raggruppamento temporaneo imprese che si è aggiudicato un bando internazionale nel 2013. A vigilare sono l’osservatorio permanente costituito nel 2013 con la questura e prefettura, la commissione nomadi e periodiche riunioni interassessorili. Operatori pubblici si sono recati tutte le settimane nel campo per verificare l’attuazione del piano».
«Errare è umano, perseverare è diabolico. Sostenere che questa operazione sia un successo fa a pugni con la verità. L’appalto prevedeva il riuso di cascinali abbandonati, insediamenti abitativi e in questo le cooperative si erano impegnate. Oggi la maggioranza di queste persone non è ma stata insediata dove avrebbe dovuto, ma in strutture figlie di abusi edilizi e di proprietà di persone già segnalate alla Giustizia per questo e per sfruttamento della prostituzione». «E’ una vera e propria connivenza politica – prosegue Marrone in aula – tra cooperative, associazioni e centro sinistra che hanno trattato la vicenda come un affare in famiglia e non come un appalto pubblico».
A Marrone risponde Michele Curto, capogruppo di Sel: «Rivendico il legame con persone e associazioni oggi coinvolte in fatti che devono ancora essere accertati. Lei consigliere Marrone vuole suffragare una tesi secondo cui i fatti di Torino sono analoghi a quelli di Roma, ma la distanza da quei fatti è di anni luce e qui non c’è alcun illecito arricchimento».
«L’impegno preso è stato quello non si “sgomberare” ma di superare i campi rom – spiega il capogruppo Pd Michele Paolino – Forse il consigliere Marrone è nostalgico anche rispetto al campo di Lungo Stura Lazio, che costituirebbe per lui un buon argomento di propaganda, se ancora esistesse. Invece, stiamo restituendo quell’area alla città, anche con una nuova pista ciclabile. E lo abbiamo fatto trattando le persone come persone. La nostra attenzione alla trasparenza ha fatto sì che i controlli siano stati puntuali, come ci ha illustrato la vicesindaca Elide Tisi: del resto, questo è il modo con il quale amministriamo il denaro pubblico. La magistratura fa giustamente il proprio lavoro, ma non si può negare che noi si sia operato per affrontare un problema, raggiungendo un buon risultato».
A concludere il dibattito in aula, non senza qualche momento di tensione con Marrone il sindaco Piero Fassino: «Il campo rom di Lungo Stura Lazio esisteva da 15 anni, è stato una ferita aperta, di cui a lungo è stata chiesta la chiusura. Noi, anche sfidando impopolarità, abbiamo scelto di chiudere il campo, proponendo alle famiglie rom un patto di emersione a cui era collegata una nuova sistemazione abitativa. Se qualcuno non ha rispettato impegni presi e se ci sono responsabilità, chi ne ha pagherà, ma ciò non offusca il valore della scelta e dell’obiettivo che ci siamo posti. Questa Amministrazione continuerà a perseguire soluzioni che consentano il superamento anche dei campi rom di corso Tazzoli e via Germagnano».

 

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