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venerdì, 4 Dicembre 2020

Il Papa delle sorprese

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di Vittorino Merinas

Alle 19,06 del 13 marzo 2013 s’avviava un nuovo corso del pontificato romano. Francesco s’affacciava sul loggione di San Pietro senza mani giunte e viso compunto a salutare con un semplice e familiare “Buona sera” la plaudente folla romana. Il neo eletto assumeva il servizio di Pietro rimanendo il Jorge Bergoglio di sempre, svicolando da ogni suggestione di scalata all’olimpo papale. Così abbrivava il pontificato delle sorprese, tosto dimostratosi, nei giorni successivi, quasi fatto caratteriale del Jorge ormai Francesco. Il suo presentarsi a saldare il conto del soggiorno nell’attesa del conclave, le telefonate e visite impreviste ad amici e nei luoghi della sofferenza e dell’esclusione sociale, l’arresto del papamobile per scendere a dialogare a diretto contatto con le persone, le interviste senza prelettura delle domande, libero di esprimere le proprie opinioni senza che ogni sua emissione di fiato coinvolga il magistero papale… Un pontificato, insomma, non inceppato negli schemi pontificali di sempre. Non recitato, ma vissuto coi piedi per terra.

Evidentemente ci sono anche sorprese deludenti: le riforme mancate o monche, il silenzio sul problema dell’ammissione al sacerdozio di uomini sposati, la centralità dell’eucarestia immolata sull’altare del celibato, la genitorialità responsabile affidata all’aleatoria fisiologia mestruale della donna, la confusa ammissione dei divorziati risposati all’eucarestia… Insomma, Francesco è un babbo natale con un sacco di sorprese frammiste però: gioiose e insoddisfacenti.

L’ultima, la cui portata forse è sfuggita allo stesso Francesco, proviene da un dialogo amichevole col fondatore di Slow Food, Carlo Petrini, riportato nel suo recente libro Terra futura. Dice Francesco: “La chiesa ha condannato il piacere inumano, rozzo volgare, ma al contrario il piacere umano, sobrio, morale lo ha sempre accettato. Il piacere arriva direttamente da Dio, ma non è cattolico, cristiano né altro, è semplicemente divino. Il piacere di mangiare serve per far sì che mangiando ci si mantenga in buona salute, così come il piacere sessuale è fatto per rendere più bello l’amore e garantire la prosecuzione della specie. Quello che dice lei [sul rifiuto del piacere nella dottrina cattolica] fa riferimento ad una moralità bigotta, un moralismo che non ha senso e che casomai può essere stato, in qualche epoca, una cattiva interpretazione del messaggio cristiano”. Citazione lunga, ma necessaria per afferrarne la portata rivoluzionaria che scaturisce dall’erronea presentazione che Francesco fa del piacere nel secolare processo della dottrina morale cattolica. Non è vero che il piacere sia sempre stato valutato positivamente. E’ vero il contrario: è sempre stato condannato, almeno venialmente, come frutto della concupiscenza che il peccato originale ha generato nell’umanità. La conferma più vistosa si trova nell’insegnamento sulla sessualità. Che la castità goda d’una posizione privilegiata è cosa nota. Già Paolo scriveva ai Corinzi che avrebbe voluto che tutti fossero come lui casti, ma piuttosto che bruciare di passione è meglio sposarsi. La castità ai forti, ai deboli il matrimonio nell’attesa del regno di Dio allora ritenuto alle porte.

…Dilazionandosi il suo arrivo e permanendo privilegiata la castità, la sessualità andò sempre più configurandosi, per la diabolica materialità del piacere, come atto animalesco. Tra i più accaniti propugnatori di questa visione fu Girolamo. Gesù, egli afferma, non si sarebbe mai incarnato in un grembo “macchiato dall’intervento di un seme maschile”. ”Se ci asteniamo dai rapporti sessuali allo rispetteremo veramente nostra moglie”. “Chi ama con troppo calore la moglie è un adultero. I piaceri sessuali che si trovano negli amplessi con le prostitute sono riprovevoli con la moglie”.  A Girolamo si unisce Agostino che accoppia piacere sessuale e peccato originale, il primo causato dal secondo. “Cristo fu generato e concepito senza il benché minimo piacere di concupiscenza carnale e perciò senza contrarre il peccato originale”. “Tutti gli uomini nascono nel peccato e la loro stessa origine è nella colpa poiché, formati nel piacere della concupiscenza, hanno subito il contagio della colpa”. Nel paradiso terrestre, dice Agostino, prima del peccato dei progenitori del genere umano, siccome “gli organi genitali ricevono l’impulso dalla volontà, il marito poteva unirsi alla moglie senza lo stimolo sensuale della vampa lussuriosa, nella serenità dell’anima senza perdere l’integrità del corpo.” “Dal momento in cui l’uomo ha peccato è stato reso uguale alle bestie e genera come loro”.

Un’impostazione dottrinale sulla quale il cattolicesimo non ha mai nutrito alcun dubbio. “Chi non sa che il rapporto coniugale non avviene senza l’ardore della lussuria, senza il sudiciume del piacere per cui il seme concepito viene insudiciato e rovinato? I genitori commettono un peccato ed il bambino contrae il peccato originale”, insegnava in pieno medioevo papa Innocenzo III.    Inutile citare oltre. Ancora oggi l’insegnamento morale della chiesa sulla sessualità è inficiato dall’idea dell’impurità del rapporto sessuale, pur avendo trovato il modo di metterla tra parentesi qualora esso avvenga nel matrimonio sacramentalmente celebrato ed all’imprescindibile condizione che in nessun modo venga impedita la possibilità del concepimento. E’in questo contesto storico che deve’essere soppesata la portata della dichiarazione di Francesco sulla provenienza divina del piacere fisico, elevato ora da lui a valore pari a quelli dello spirito. Parole senza intenzioni di infallibilità, ma pur sempre d’un papa: la riflessione teologica d’ora in poi dovrebbe prenderle in considerazione. Chissà che col tempo diano regione a chi, pur credente, si augura che vanga finalmente riconosciuto l’aspetto ludico del rapporto sessuale, lecitamente e gioiosamente perseguibile senza sbarrament

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