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mercoledì, 28 Settembre 2022

Il grande inganno di Marco Revello

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Aldo Novellini
Aldo Novellini
Nato a Torino nel 1963, sposato, due figlie, giornalista pubblicista, collaboratore da molti anni del settimanale cattolico La Voce e il Tempo e Nuova Società. Dal 2015 è direttore responsabile della testata on line Agenda Domani

È un racconto di notevole crudezza questo di Marco Revello, nel libro “Il grande inganno” (edizione Mille). L’autore ci parla della vicenda di un ingegnere cinquantenne, affermato dirigente di industria, uno di quei manager spesso vengono definiti rampanti, che, a causa di una ristrutturazione aziendale, perde il posto di lavoro. Uno choc per una persona per la quale il lavoro era anche uno status sociale. Difficile ricollocarsi nelle medesime posizioni, scarso, se non inesistente, il sostegno di quel mondo, dorato e superficiale, che aveva sempre frequentato. Ne deriva un crollo verticale, una crisi depressiva che lo porta a perdere, in poco tempo, anche gli affetti familiari, finendo per ritrovarsi a mendicare,  assieme agli ultimi, in mezzo ad una strada.

Il protagonista scopre così un mondo del tutto diverso da quello nel quale sino ad allora aveva vissuto e prova sulla propria pelle il senso di precarietà dell’esistenza umana. L’esistenza di chi vive in strada, senza una casa, senza i conforti della propria  famiglia o dei propri amici. Una sorta di pazzesco contrappasso rispetto agli ambienti  borghesi quali era abituato. Un mondo che adesso gli volta le spalle e che anzi lo ha presto dimenticato. E in effetti tutto quello che gli pareva brillante e rassicurante era soltanto apparenza ed allora anche le amicizie e le relazioni si sfilacciano e si perdono. Tutto un mondo viene a sfaldarsi ed è una progressiva perdita di identità, immerso in una realtà priva di punti di riferimento.

Un libro, dunque, che ci fa compiere un viaggio nella complessità dell’esistenza umana e, a ben pensarci, nella sua caducità. Un racconto nel quale l’autore dispone, alternandone i capitoli, una dopo l’altra le due facce della vita, quella della comodità borghese e quella dell’abisso della miseria. E in fondo ci mostra come scendere i gradini della scala sociale sia più facile di quanto si possa immaginare e che le nostre certezze, di cui spesso, con una certa supponenza, ci ammantiamo siano davvero soltanto un’illusione.

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