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venerdì, 27 Gennaio 2023

Il governo traballa per le minacce di Berlusconi

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Nuova Società nasce nel 1972 come quindicinale. Nel 1982 finisce la pubblicazione. Nel 2007 torna in edicola, fino al 2009, quando passa ad una prima versione online, per ritornare al cartaceo come mensile nel 2015. Dopo due anni diventa quotidiano online.

A poco più di un mese dalla drammatica conta in Senato sulla fiducia al governo Letta con Berlusconi arrivato sul punto di rompere per poi dover fare dietrofront nella dichiarazione di voto, il governo di larghe intese torna a traballare paurosamente. Le ultime offensive dei falchi sembrano aver spinto il Cavaliere a rompere. Al di là del casus belli, potrebbe essere la legge di stabilità, potrebbe essere (ancora) la questione di un’Imu uscita dalla porta e rientrata dalla finestra, il vero nodo sarà quello della decadenza del leader del Pdl che potrebbe accelerare lo strappo rispetto alle colombe e anticipare il ritorno a Forza Italia, il che vuol dire cercare di fare cadere il governo, bruciare i tempi di una campagna elettorale finché Silvio Berlusconi è ancora candidabile perché anche se non scattasse la legge Severino, non ci sarebbe nulla da fare dopo una sentenza della Corte di Cassazione sulla sentenza della Corte d’Appello di Milano che ha rideterminato in due anni, l’interdizione ai pubblici uffici.
Il tutto in un clima di guerra interna, sempre più aperta e che rischia di coinvolgere il governo. Enrico Letta, a Malta per l’operazione Mare Nostrum, cerca di tenere distinte le due questioni: da una parte quella della decadenza di Berlusconi, dall’altra la continuazione del governo delle larghe intese. Una tattica che viene sempre più contestata dal centrodestra, mentre il presidente del consiglio spiega che : «Mischiare due vicende non porta da nessuna parte» e che: «Non serve a nessuno e non cambia niente neanche al Pdl».
Nell’agenda di Letta ci sono delle scadenze ben precise che vanno dalla legge di stabilità per il 2014 al turno italiano della presidenza europea. Quindi, sostiene Letta, serve tempo prima di esprimere giudizi, almeno fino alla fine del 2014. fra le priorità di Palazzo Chigi, l’abbattimento di deficit, debito, tasse e spesa pubblica. E nel Pd c’è già chi ipotizza un Letta pronto a contendere a Renzi la candidatura alla guida del governo nel voto che ormai è dato probabile per il 2015.
Sempre che il quadro regga fino al 2015 anche perché uno dei chiodi che lo regge alla parete, Angelino Alfano è sempre più in difficoltà di fronte alle offensive dei fedelissimi del Cavaliere. Da una parte il vicepremier chiede di ai suoi, ma anche agli alleati, di non modificare troppo la legge di stabilità, dall’altra sta affrontando una resa dei conti che non è nemmeno più strisciante: Berlusconi boccia apertamente una legge di stabilità piena di: «misure rinunciatarie, più la sorpresa inaccettabile del ritorno mimetizzato della tassa sulla prima casa, cosa per noi assolutamente insostenibile».
Per Letta, invece serve altro tempo, quello necessario per vedere i primi effetti delle ultime misure prese e per agganciare, la ripresa. Il tutto, rivendica Letta, senza aumentare le tasse, senza tagli sulle pensioni. Nei palazzi della politica, intanto, sta per scoppiare la guerra degli emendamenti, molti dei quali saranno dichiarati inammissibili oppure accorpati, ma che non saranno comunque pochi. Fuori dal palazzo, sono i sindacati a programmare scioperi e manifestazioni contro la manovra. Ogni giorno ha la sua pena.

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