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sabato, 19 Settembre 2020

Grimaldi (LUV): “Cambiamo aria per far diventare Torino capitale europea della qualità della vita”

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Come mi immagino Torino tra 10 anni? Una delle capitali europee della qualità della vita. Ma per raggiungere questo obiettivo occorrono grandi idee, molto coraggio e radicalità. Il punto di partenza infatti è oggi quello di una città ai vertici delle classifiche meno ambite: abbiamo il peggiore tasso di disoccupazione del centro-nord, ad un passo dai livelli di Roma, senza contare la criticità della disoccupazione giovanile: in questa speciale classifica siamo ultimi tra le grandi città del settentrione d’Italia. Inoltre, tra le città italiane, che sono già le più inquinate d’Europa, Torino precede Milano e Venezia tra le città in cui la qualità dell’aria è peggiore: i nostri valori di inquinanti sono doppi rispetto a Tolosa, Sheffield, Helsinki o Malmö, e quasi tripli rispetto a Dublino o a Copenaghen. Il “catino” in cui siamo immersi non può più essere una scusa. Infine, Torino è ancora una delle capitali della conoscenza e dell’innovazione, grazie soprattutto agli investimenti nel diritto allo studio, al lavoro dei nostri atenei e alla loro collaborazione col tessuto produttivo e industriale della città.

Ma il primato della nostra città quale luogo in cui la ricerca è una delle più avanzate d’Italia, non è certo inscalfibile. Come avrete letto non è un buon anno per gli atenei piemontesi. Tra il Covid, la didattica a distanza e la preoccupazione per il calo delle immatricolazioni che spaventa per l’inizio del nuovo anno, si aggiunge la fotografia scattata dall’ultima edizione della classifica Censis delle università italiane, che vede i tre poli piemontesi in discesa rispetto all’anno scorso. Credo che non sia difficile immaginare una città più giusta, più intelligente e più europea di com’è ora. Più complicato sarà invece creare la piena e buona occupazione, alzare i redditi, far tornare Torino a un milione di abitanti, e renderla più attrattiva e meno provinciale. Vorremmo una città che sperimenti orari nuovi e che diventi la Capitale italiana della qualità della vita. Per farlo dovremmo uscire dalle smog city e partire da cambiare il nostro rapporto con il lavoro: si lavora troppo o troppo poco.

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Bisognerebbe sperimentare tanto, per esempio riducendo l’orario di lavoro per generare piena e buona occupazione, anche lottando contro il lavoro sottopagato. Pedonalizziamo l’intero centro storico romano ma soprattutto cambiamo le 10 linee su ferro. L’unica alleanza che democratici, progressisti ed ecologisti devono costruire è con le buone idee, evitando l’arroganza che ci ha già portato a diverse sconfitte. Evitiamo le caricature alla Gomorra, non ci dobbiamo “riprendere quello che è nostro” perché la città è di chi la abita e di chi ci lavora, di chi studia e di chi lotta. Proviamo a chiedere alle tante persone che la rendono migliore ogni giorno di aiutarci: umiltà e apertura sono le chiavi per ogni buon cammino. Le primarie possono essere uno strumento, ma di certo non sono l’unico oggetto di discussione su cui fare atterrare tutto quello che ancora non c’è: ascolto, partecipazione, programmi, e chi guiderà la coalizione. Non passiamo il tempo a prenderci le misure, entro fine autunno troveremo la persona migliore per trasformare un progetto in un’idea di città. Cambiamo aria, in tutti i sensi, anche nelle stanze asfittiche della politica. Oggi serve dare vita ad una primavera civile in cui nessuno si senta escluso. Mi aspetto che nelle prossime settimane si apra uno spazio dove queste idee, come tante altre, possano avere cittadinanza. Uno spazio dove i nostri concittadini possano “fare primavera”.

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