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mercoledì, 29 Maggio 2024

Giuseppe Vacca e le crisi dell’Italia contesa

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Aldo Novellini
Aldo Novellini
Nato a Torino nel 1963, sposato, due figlie, giornalista pubblicista, collaboratore da molti anni del settimanale cattolico La Voce e il Tempo e Nuova Società. Dal 2015 è direttore responsabile della testata on line Agenda Domani

“L’Italia contesa. Comunisti e democristiani nel lungo dopoguerra (1943-1978)” (editore Marsilio), ultimo libro dello storico Giuseppe Vacca, ci fa immergere nelle vicende della Prima repubblica, dominata dal bipolarismo tra Dc e Pci, con la prima perennemente al governo e il secondo sempre relegato all’opposizione a causa della situazione internazionale connessa alla Guerra fredda.

Si parte dalla svolta di Salerno con cui, nel 1944, il leader comunista Palmiro Togliatti, appena rientrato da Mosca, annuncia che il Pci è disposto a far cadere la pregiudiziale sulla monarchia e ad appoggiare il governo Badoglio, assieme alle altre forze antifasciste. Poi, dopo la Liberazione, si avvia la fase costituente che vedrà Dc e Pci grandi artefici della stesura della nuova Carta costituzionale: fondamento della nuova Italia democratica, pietra angolare della nostra convivenza civile e del rinnovamento sociale.

Di lì a poco si acuì la competizione tra Russia e Stati Uniti che divise l’Europa in due zone d’influenza; un clima di contrapposizione che caratterizzò le elezioni del 1948, vinte trionfalmente dalla Dc. Vacca si sofferma sul rapporto tra mondo cattolico e universo comunista, sulla cosiddetta “via italiana al socialismo”, volta ad inserire i comunisti nella vita del Paese, e sul ruolo giocato dalla Dc, come formazione di ispirazione cristiana, ma sempre rispettosa della laicità, chiamata a guidare il Paese verso la sua modernizzazione economica e sociale.

Dopo la fase del centro-sinistra, con l’approdo dei socialisti al governo, si aprì negli anni Settanta, la stagione del compromesso storico, una prospettiva che, secondo il segretario comunista, Enrico Berlinguer avrebbe dovuto unire le forze popolari del nostro Paese, e dunque in primis Dc e Pci, a tutela del nostro sviluppo democratico contro le tentazioni autoritarie della destra reazionaria. Evidente il riflesso degli avvenimenti cileni culminati con la caduta del governo legittimo di Salvador Allende. Un percorso politico che, sulla sponda democristiana, vide la disponibilità di Aldo Moro impegnato ad irrobustire le basi della democrazia italiana.

L’autore compie un excursus storico sulle difficoltà della politica italiana, tra vincoli internazionali e crisi delle istituzioni democratiche. Una riflessione che si conclude con il 1978, anno del rapimento e l’assassinio di Moro, drammatica svolta che cambiò i destini politici del Paese. Da quel momento le cose cambiano e, per certi versi, la Prima repubblica perde la sua capacità propulsiva bloccata nelle proprie contraddizioni fino al definitivo crollo sopraggiunto una dozzina di anni dopo.

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