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venerdì, 12 Agosto 2022

Giorgio Ardito: “Lo Russo sceglie esterni al partito per giunta, Castellani fece lo stesso”

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Rosanna Caraci
Rosanna Caraci
Giornalista. Si affaccia alla professione nel ’90 nell’emittenza locale e ci resta per quasi vent’anni, segue la cronaca e la politica che presto diventa la sua passione. Prima collaboratrice del deputato Raffaele Costa, poi dell’on. Umberto D’Ottavio. Scrive romanzi, uno dei quali “La Fame di Bianca Neve”.

Le scelte del nuovo sindaco Stefano Lo Russo che nel comporre la propria Giunta ha creato più di uno scontento ha sollevato tra gli integralisti della politica di partito più di una riflessione. Controbilanciata dall’altra parte da chi, anche sui social, è invece soddisfatto di decisioni che sarebbero andate oltre il Cencelli delle correnti. Riflessioni che da una parte e dall’altra corrono il rischio di essere retoriche e quanto meno incomprensibile. Se si è un candidato di partito sarebbe ovvio guardarvi, facendo le cose con esso e dando peso a ciascuna parte che ha concorso all’elezione. Se il candidato non è un civico, non è un “fuori quota” o un cavallo sciolto. Le correnti, così tanto definite negativamente, in realtà ogni partito le ha sempre avute: è normale che ci siano. Solo da qualche anno avrebbero assunto questa connotazione negativa, dovuta più alla loro gestione che alla legittima loro esistenza. Malesseri per la scelta dell’assessore milanese, benché presidente dell’Ordine degli Architetti. Un papa straniero sembrerebbe infatti essere legittimato solo se in arrivo da Marte. Ma poi, “proprio da Milano?” sembra sentir sussurrare dagli spalti dell’eterno derby tra città. 

Alla composizione della Giunta guarda con interesse Giorgio Ardito un uomo che più di partito non potrebbe essere e che da anni ormai è alfiere della lotta per la pace contro la corsa all’armamento planetario e per la conoscenza del mercato delle armi che il nostro stesso Paese tratta con Paesi come l’Egitto. Sottolinea che “ci sono questioni sulle quali tutti sono d’accordo, ai comitati partecipano tutti e poi nessuno fa niente. I giovani, che sono fortunatamente molto sensibili al tema dell’ambiente, lo sono molto meno sul tema della pace, ed è grave”.

Ecco Giorgio Ardito, una delega nella Giunta Lo Russo proprio dedicata alla Pace, lei l’avrebbe visto bene?

Sarebbe necessario comprendere quanto in tema di riarmo dipende dalla politica e quanto possono fare interrogazioni, interpellanze. C’è il Co.Co.Pa, il Coordinamento dei Comuni per la Pace che si occupa principalmente di cooperazione e gemellaggio che sono un aspetto importante ma non sono la guerra. E’ chiaro che più sviluppi coscienza e maggiore è il dibattito, ma non basta. E’ la politica che deve darsi da fare e non lo fa abbastanza. 

Il partito esce davvero mortificato dalla Giunta Lo Russo?

A fronte di malumori personali comprensibili, per quanto riguarda invece l’aspetto di fondo e cioè della mancanza di rappresentanti del Pd che è la cosa che più è stata notata, è  stupefacente il ritorno al passato. 

In che senso?

Nel 90, ero segretario del PCI e la lista, a parte il capolista che era Novelli, presentava almeno i primi sei che non erano iscritti al partito quindi quell’insoddisfazione strisciante è assolutamente anacronistica da questo punto di vista. Facemmo testa di lista con Migone, Guidetti Serra, Zagaria, tutti indipendenti. Castellani fu scelto da noi, e non da Salza come qualcuno dice, perché il primo incontro lo ebbi io nel dicembre dell’88. Lo volevamo candidare già nel ’90. La sua disponibilità venne dopo, e lo candidammo quando poi ci furono le elezioni anticipate con le dimissioni di Zanone. Fu spinto da un’alleanza larga e nacque Alleanza per Torino ma la candidatura di Castellani si sviluppò in seno al PCI.

La Giunta Lo Russo quindi nasce come fu per quella di Castellani?

Per la sua squadra, Castellani scelse nomi per almeno la metà della sua composizione con il PCI non c’entravano assolutamente nulla, se non forse per essere stati nostri elettori. Oggi, forse un assessore in più del PD ci sarebbe anche stato ma non mi preoccupa questo.

Cosa la preoccupa?

Ciò che conta è naturalmente cosa riusciranno a fare. Il partito dovrà avere la capacità di aiutare questa Giunta a realizzare il programma, anche gli scostamenti necessari seguendo l’evoluzione della situazione socio economica.

Ecco proprio i periodi di crisi economiche, a margine di quest’ultima causata dalla pandemia, è stato giusto scorporare le politiche sociali dal lavoro, altra cosa che in questi tempi è invece chiaro come sia legato a doppio filo? Se non c’è lavoro non ci sono soldi, a volte si perde la casa, la famiglia e si è in difficoltà sociale. Gli interventi non devono tenersi per mano? 

Ricordo quando una volta il cosiddetto welfare era definito “Sicurezza sociale”. Nella sicurezza sociale mettevamo sanità, assistenza, la sicurezza e tutto ciò che vi si riferiva. Il lavoro era con la formazione. Non era mai con la sicurezza sociale, termine che poi non è stato usato. Alle deleghe Lavoro e formazione spesso ne venivano aggiunte altre come la Programmazione. Non l’ho colto come un fatto critico. Il problema vero è che il Comune è pressato sul tema lavoro ma competenze vere in merito ne ha poca, sia per ciò che riguarda la formazione che gli interventi sul lavoro, competenze che sono più della Regione. 

L’Assessore alle pari opportunità è un uomo.

E’ una scelta certamente non ortodossa che ha un grande significato: quello di togliere finalmente le pari opportunità dal ghetto del genere. Offre una lettura delle pari opportunità che va oltre e che diventa trasversale, non solo più inteso come pari opportunità uomo-donna. Del resto se guardiamo ai Paesi nordici, la gestione è stata superata da molto e non è raro vedere un assessore uomo che si occupa di temi come questo. E’ una scelta che è andata oltre il luogo comune.

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