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sabato, 19 Settembre 2020

Food for Change, la campagna che nasce da Terra Madre 2018

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Riccardo Graziano
Riccardo Graziano
Figlio del boom demografico e dell'Italia del miracolo economico, vive con pessimismo non rassegnato l'attuale decadenza del Belpaese. Scopre tardivamente una vocazione latente per il giornalismo e inizia a scrivere su varie testate sia su carta stampata sia su web.

Si è chiusa l’edizione 2018 del Salone del gusto – Terra Madre, con circa 220.000 visitatori, cifra in linea con quella del 2014, l’ultima ospitata al Lingotto – Oval prima di quella “aperta” tenutasi nel 2016 al Valentino.  I numeri evidenziano anche il respiro internazionale della manifestazione, con la presenza di 7.000 delegati da 150 Paesi, 1.600 dei quali ospitati da privati cittadini o piccole comunità, con uno spirito di condivisione non comune, che però è nella tradizione e nello spirito di questo evento.
Ma il messaggio di Terra Madre va ben oltre i cinque giorni di durata della manifestazione, e si trasforma in un vero e proprio programma di intenti concreti, come di consueto nell’azione di Slow Food, che all’attività di informazione e promozione affianca da sempre una progettualità fattiva, che va dalla didattica al sostegno diretto ai produttori del Sud del mondo.
La fine della manifestazione coincide infatti con il lancio della campagna Food for Change, un progetto che vuole partire “dal basso” per cambiare le cose e influenzare le decisioni della classe politica e amministrativa. Un percorso che può nascere proprio grazie al fertile ambiente di Terra Madre, dove si incontrano popoli ed esperienze, dove si stringono legami, amicizie, alleanze e relazioni durature. Un circuito che, vale la pena ricordarlo, nasce in Italia, figlio della nostra tradizione enogastronomica unica al mondo, ma anche di un sano e operoso pragmatismo piemontese, incarnato dal creatore di Slow Food, quel Carlin Petrini che, partendo dal cibo, cerca di cambiare il mondo in meglio.
Durante la conferenza di chiusura dell’evento, lo stesso Petrini ha dichiarato: «Questa è Terra Madre, una rete che forma anche parte della classe dirigente a livello planetario che si occupa di ambiente e sviluppo rurale» e ancora «È giunta l’ora di cambiare il passo, di dare il via a una mobilitazione dal basso che diventi elemento attivo e sia recepita dalla politica e dalla società civile. Dobbiamo partire dalle scelte quotidiane, che se realizzate da una moltitudine di persone in ogni angolo del mondo, si trasformano nel vero cambiamento» per poi evidenziare che: «Ventidue anni fa, quando abbiamo iniziato questa avventura, non immaginavamo che le scelte che operiamo in questo contesto avrebbero potuto avere una rilevanza politica e internazionale, e questo carica l’avvenimento torinese di responsabilità».
La campagna “Food for Change” vuole porre l’accento sulla relazione tra cibo e cambiamento climatico. Facendo affidamento sulla rete globale che si è creata e cementata proprio grazie agli incontri di Terra Madre, Slow Food chiama a raccolta le comunità del cibo e i consumatori responsabili perché si attivino per il cambiamento possibile a partire dall’alimentazione: se milioni di persone in tutto il mondo modificassero anche di poco le proprie abitudini, otterrebbero vantaggi sia in termini di salute, sia economici, andando a impattare in modo positivo anche su problematiche globali quali la diffusione di inquinanti e i cambiamenti climatici. Un concetto ribadito da Francesco Sottile, membro del Comitato Esecutivo di Slow Food Italia: «L’attivismo verso il cambiamento climatico non può aspettare; è un problema che va oltre qualsiasi confine. Ognuno di noi può fare la propria parte scegliendo tra consumo sostenibile e non sostenibile. Ognuno può fare la propria parte attraverso la campagna Food for Change».
«A livello globale la produzione di cibo è responsabile di un quinto delle emissioni di gas serra – ha precisato Richard McCarthy, direttore esecutivo di Slow Food Usa – un numero che dipende in larga parte da metodi produttivi che hanno perso qualsiasi contatto con la natura e rispetto per l’ambiente. Ecco perché aiuti e sostegno dovrebbero andare a modelli agricoli più naturali, mentre oggi dei 62,5 miliardi di euro di fondi europei e italiani destinati all’agricoltura, solo 1,8 miliardi, che corrispondono a meno del 3% delle risorse totali, sono destinati all’agricoltura biologica. La restante parte va a finanziare modelli agricoli basati sull’utilizzo di concimi e pesticidi» evidenziando però che «se il cibo è causa del cambiamento climatico, ne è anche la soluzione. Ecco perché è fondamentale che tutti ci impegniamo in Food for Change. Per ottenere grandi risultati basta poco, è sufficiente cambiare leggermente le nostre abitudini alimentari».
Per saperne di più su come attivarsi per la campagna Food for Change, migliorando la nostra salute e quella del Pianeta, è possibile approfondire su www.slowfood.it
 

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