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venerdì, 24 Maggio 2024

Fisco, lavoro e istruzione: al vaglio la ricetta del premier

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Nuova Società nasce nel 1972 come quindicinale. Nel 1982 finisce la pubblicazione. Nel 2007 torna in edicola, fino al 2009, quando passa ad una prima versione online, per ritornare al cartaceo come mensile nel 2015. Dopo due anni diventa quotidiano online.

di Alessandra Del Zotto
Era stracolma la sala di Palazzo Chigi che ha visto ieri sera Matteo Renzi descrivere davanti a giornalisti e telecamere il pacchetto riforme messo a punto dal suo governo. Una conferenza stampa come non se ne erano mai viste, a sinistra almeno, condita da un tono generalmente informale, battute e slide. E una promessa che non mancherà di essere presa in considerazione. «Se non riusciremo ad arrivare al superamento del bicameralismo perfetto – ha affermato il presidente del Consiglio – non dico che terminerà questa esperienza di governo, ma dico che io lascerò la politica».
Ma veniamo al pacchetto riforme presentate ieri sera da Renzi. Per quanto riguarda il Fisco, desta attenzione soprattutto la promessa di mille euro all’anno in più in busta paga per chi guadagna meno di 1500 euro al mese. Il che significa circa ottanta euro in più al mese a partire da maggio. Piccata la risposta del premier a quanti hanno mostrato scarsa fiducia verso le sue parole. «Chi ironizza non ha la minima idea di cosa voglia dire guadagnare 1.500 euro al mese».
Sempre in materia di fisco, una copertura pari a 2,6 miliardi riforme di governo sarà garantita da un aumento della tassazione sulle rendite finanziarie che, già alzata al 20% dal governo Monti nel 2012, arriverà ora al 26%. Esclusi, dopo lunga trattativa, i titoli di stato.
Grande attesa anche dal Jobs Act, che nelle settimane scorse aveva portato a uno scambio avvelenato di battute tra Matteo Renzi e il segretario della Cgil Susanna Camusso, ora apparentemente ricredutasi. L’ossatura della riforma al mercato del lavoro prevede innanzitutto una semplificazione dei meccanismi che regolano l’apprendistato e i contratti a tempo determinato. Un decreto legge, infatti, farà si che i contratti a termine potranno durare tre anni senza l’obbligo di indicare una causale, ovvero il motivo dell’assunzione, fonte in passato di impasse burocratici.
Accanto al decreto, un disegno di legge deroga che mira a portare all’esaurimento la cassa integrazione in deroga introdotta come misura eccezionale dai passati governi Berlusconi introducendo un assegno di disoccupazione universale. Per la sua attuazione, ha spiegato Renzi, si dovranno aspettare almeno sei mesi, ma in finale assorbirà Aspi e mini Aspi «e sarà graduato in ragione del tempo in cui la persona ha lavorato».
Verranno toccate dal ddl, anche la cassa integrazione ordinaria e straordinaria, che vedranno l’introduzione di un meccanismo premiante secondo il quale si abbasserà il contributo di tutti ma si alzerà la cassa.
Non poteva poi mancare il capitolo dedicato ai debiti della Pubblica amministrazione che stando alle stime della Banca d’Italia ammontano ormai a circa 90 miliardi. Renzi ha promesso uno sblocco entro luglio di 68 miliardi che andranno così ad aggiungersi ai 22 già pagati dal breve governo Letta.
Infine, tra i provvedimenti più importanti, quelli inerenti la scuola, per la quale viene alimentato di ulteriori 3,5 miliardi il fondo a cui potranno accedere in maniera semplificata i comuni e le province per la manutenzione degli edifici scolastici.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

 

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