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sabato, 25 Maggio 2024

Fine del "regno Napolitano". Il presidente della Repubblica si è dimesso

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Il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, si è dimesso. Ha lasciato quello che, da più parti, era stato definito il suo “scettro da re”, alla luce dell’eccezionalità del doppio mandato, durato nove anni. Un lungo sentiero Quirinale quello dell’ex dirigente del Partito Comunista Italiano che, tra le altre cose, difese, nel 1956, l’invasione sovietica in Ungheria, biasimando e condannando quella pretesa di libertà, oggi tanto di moda dopo i fatti del Charlie Hebdo, rivendicata dai giovani sgomberati con l’avanzata dei carri armati.
Come tutti si aspettavano, come era stato preannunciato dallo stesso presidente Napolitano, intorno alle 11 di questa mattina, è stata firmata dal capo dello Stato la lettera di dimissioni. Atto trasmesso ai vertici istituzionali, cioè al presidente del Senato, a quello della Camera e al presidente del Consiglio. Quando Donato Marra, consigliere di Stato e segretario generale della Presidenza della Repubblica, tornerà al Quirinale, dopo la consegna della lettera di dimissioni del presidente, nel cortile d’onore del Quirinale, Napolitano saluterà e riceverà gli onori militari.
Da mezzogiorno Pietro Grasso, presidente del Senato, diventerà il presidente supplente, assumendo tutte le funzioni del capo dello Stato e traslocando la sua sede istituzionale a Palazzo Giustiniani, dove avrà il suo studio anche il presidente uscente. Napolitano tornerà a fare il senatore a vita, probabilmente iscrivendosi nel gruppo misto, dove è presente anche l’ex presidente Carlo Azeglio Ciampi. C’è chi sostiene che realisticamente prenderà parte alla commissione Esteri, o a quella degli Affari costituzionali, anche se oggettivamente sembra più credibile pensare che Giorgio Napolitano darà priorità innanzitutto al suo riposo, dopo una scalata politica lunga un’epoca.
Matteo Renzi, il presidente della Consiglio, ritiene di poter eleggere, con la maggioranza che si andrà a formare nelle prossime settimane, il prossimo presidente della Repubblica già per il primo febbraio. Senza avere però eccessiva fretta, perchè Renzi vorrebbe che alle votazioni per il capo dello Stato il Parlamento arrivasse con la legge elettorale già passata in Senato. Comunque sarà, l’obiettivo quasi dichiarato è quello di eleggere il presidente alla quarta votazione, quando basterà la maggioranza assoluta e non i due terzi dei votanti per l’elezione del presidente. Nel frattempo Renzi ha convocato per domani la direzione del Partito Democratico, per provare a compattare i suoi parlamentari sul voto e per sondare il terreno sulle agitazioni intestine delle minoranze.
Le votazioni per eleggere il nuovo presidente della Repubblica dovrebbero cominciare il 28 febbraio, quattordici giorni dopo il saluto di Giorgio Napolitano. Anche nel 2013, quando l’oramai senatore a vita venne eletto per un secondo ed eccezionale mandato, il voto ebbe inizio dopo tredici giorni dai saluti e si anticiparono i tempi rispetto ai quindici giorni previsti per la riunione in seduta comune del Parlamento.
Prende il via oggi, “ufficialmente”, il giochino del toto Quirinale, che partirà selciando la prima schiera di nomi eccellenti ma non graditi, ipotizzando convergenze già approvate nella stanza del Patto del Nazareno.

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