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martedì, 28 Maggio 2024

Fassino e Appendino: tra sondaggi e realtà

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di Mario Sechi

Lo dico davvero senza nessuna supponenza, perché non sono un esperto di sondaggi e di orientamenti elettorali e non possiedo le lucide certezze di alcuni commentatori, ma francamente tutta questa presa della candidata dei Cinque Stelle sugli elettori torinesi non la vedo e non la sento, perlomeno non più di quanto la si vedesse o sentisse alla vigilia delle europee del 2014.

Anche allora, a un mese dal voto, era tutto un titolare sui quotidiani su un Pd nel panico, raggelato da sondaggi infausti che pronosticavano crolli elettorali e sorpassi. Si è poi visto  come è finita, ma per colmare eventuali buchi di memoria, val la pena ricordare che ad esempio l’istituto Tecnè, che oggi attribuisce a Fassino il 41% al primo turno, contro il 30% dell’Appendino, e  solo quattro punti di distacco al ballottaggio,  a un mese dal voto europeo pubblicò sulle estasiate colonne de Il Fatto Quotidiano, un sondaggio che prevedeva la quasi parità fra Pd e 5Stelle, con il 29% ai democratici e il 27% ai grillini. Finì con il Pd al 41% e il M5S al 21%, con Grillo che prendeva Maalox e i sondaggisti in silenzio stampa. Quindi, e con tutto il rispetto possibile, se non proprio diffidenza, almeno un po’ di prudenza di fronte ad annunci e titoli che “gelerebbero” il Pd mi pare giustificata.

Ciò, ovviamente, non significa che per Fassino e il Partito Democratico sia tutto facile e tutto in discesa. Tutt’altro. Il clima dalle Europee, è cambiato e molto; due anni difficili al governo logorano e fanno perdere smalto,  così come pesa un fuoco mediatico raramente così violento ed esteso, dal Corriere al Fatto, passando per il Manifesto, i vari fogli berlusconiani e ovviamente tutti i talk show d’assalto.

Mi è chiaro che il Pd del 41% è alle nostre spalle e mi è altrettanto chiaro che, per la forza dei numeri, molto difficilmente si potrà vincere al primo turno. In più, non ignoro né sottovaluto l’ineguagliato talento del centro sinistra a farsi del male da solo.
Eppure, pur consapevole di tutto ciò,  sono indotto a pensare, anche con qualche elemento oggettivo a conforto, che messi di fronte alla scelta secca fra il sindaco in carica e la candidata dei 5 stelle, nonostante gli sforzi agiografici degli immancabili usignoli dell’imbonitore, nonostante il soccorso garantito alla candidata dei 5 stelle dai promotori dell’ennesima “Fabbrica della Sinistra”, difficilmente gli elettori torinesi potrebbero affidarsi, a maggioranza, al nulla politico e programmatico per fare un dispetto a Piero Fassino o a Matteo Renzi.

Non credo possano bastare i modi così tanto per bene, la provenienza da buona famiglia e i trascorsi bocconiani ( quelli li hanno anche la Santanchè e Mario Monti il che non mi pare di per sé titolo di merito) di una candidatura tutta costruita sull’immagine della “grillina dal volto umano” e dall’aria vagamente liberal che tanto affascina, nel loro pellegrinare fra una tartina al Gran Bar e un biscottino al Norman, gli esclusivi circoli della nostra sinistra collinare.

No, non possono bastare, né basteranno, così come non basterà tutto l’impegno, ormai ai limiti dell’ossessione, a trasformare queste elezioni amministrative in una sorta di pronunciamento popolare contro il Governo e il presidente del Consiglio.
A dimostrarlo c’è, fresco di stampa, l’esito del referendum sulle piattaforme. Stesso schema: al merito specifico di una consultazione, si è sovrapposto un significato tutto politico teso a dare, su un tema come quello della tutela dei nostri mari su ci è forte la sensibilità dell’opinione pubblica, una lezione, se non addirittura una spallata a Renzi e al suo governo. Si è tradotto in un fiasco clamoroso.
Mai in Italia un referendum su tematiche ambientali aveva ottenuto risultati così negativi e mai una compagine politica così estesa, da destra a sinistra, fino a comprendere persino un pezzo non irrilevante dello stesso Pd, aveva raccolto così poco consenso.
E se  nonostante la martellante propaganda che invitava a trivellare Renzi e il Pd,  il risultato è stato quello di non essere riusciti a portare alle urne, qui a Torino, neppure gli elettori che alle Europee  (le Europee, quelle dei venti punti di distacco, non le politiche del 2013, quelle del pareggio) avevano votato per M5S, SEL, FdI e Forza Italia, è legittimo credere che la chiave antirenziana non aprirà, ai Cinque Stelle, le porte di Palazzo Civico.
Senza quella chiave, che davvero sembra l’unica dotazione politica e programmatica del Movimento di Grillo e dei suoi occasionali alleati,non si capisce con quali argomenti e quali armi, non avendo finora sentito uno straccio d’idea sul futuro di Torino che non fosse un confuso borbottio da Bar Sport su supposti sfaceli compiuti da questa amministrazione la candidata dei 5stelle possa pensare di battere, nel confronto secco del ballottaggio, Piero Fassino.
Per carità, ovviamente potrei sbagliarmi; come ho detto, non sono un esperto di sondaggi.

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