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lunedì, 20 Maggio 2024

Europa, i “moniti” di Papa Francesco al Parlamento europeo

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Forse ha ragione il Ministro degli Esteri Paolo Gentiloni che ha definito “storico” il recente intervento di Papa Francesco al Parlamento Europeo. Un intervento ad ampio raggio che ha affrontato, con forza e determinazione, tutti i capitoli che interessano il futuro e il “profilo” politico del vecchio continente. Certo, senza alcuna ingerenza e senza alcuna tentazione clericale riflettendo, del resto, il magistero del Pontefice che affronta i temi senza avere la pretesa di dettare condizioni e indicare la strada da perseguire. Tantomeno ai rappresentanti della sfera pubblica. Ma le parole che ha pronunciato a Strasburgo sono destinate a lascare il segno e rappresentano anche un duro monito per tutti coloro che si rassegnano ad avere un’Europa burocratica, impotente e priva di slanci ideali e, soprattutto, incapace di tracciare un cammino di speranza e di entusiasmo per il futuro. Bergoglio ha spronato l’Europa a riscoprire le proprie radici culturali ed ideali, che non possono comunque essere disgiunte dal contributo decisivo offerto proprio e anche dalla cultura cristiana.
Ma è proprio sulla “mission” dell’Europa che il Papa è stato quanto mai sferzante e chiaro: e cioè quando ha denunciato l’assenza di un “orientamento antropologico perché c’è troppo tecnicismo burocratico nelle sue istituzioni”. Un’osservazione, questa, che riflette la polemica anche di molti partiti e movimenti politici che individuano proprio nell’Europa solo un ostacolo burocratico per lo sviluppo delle singole nazioni e dei relativi popoli di appartenenza. E, accanto a questa considerazione, ha insistito anche sulla “solitudine” che caratterizza il vecchio continente. Una solitudine che porta ad una pericolosa “sfiducia verso le istituzioni” e a dimenticare tutto ciò che è riconducibile al “bene comune”, cioè alla dimensione propria di un vero impegno politico e istituzionale. E, al contempo, un forte appello anche a riscoprire il testamento politico, culturale e spirituale dei “padri fondatori” dell’Europa che resta l’unica strada per rilegittimare il ruolo di questa grande area territoriale nel mondo e nel rapporto con i singoli stati nazionali.
E, all’interno di questo contesto, senza dimenticare mai la “centralità della persona” e la “difesa dei diritti umani” che restano due tasselli fondamentali per riscoprire le radici del vecchio continente e rilanciarne la sua mission nello scacchiere mondiale, superando e battendo quel “consumismo esasperato” che rischia di minare alla radice la stessa identità europea. Di qui la necessità di riscoprire anche le radici religiose dell’Europa, nel pieno rispetto della laicità dell’azione politica e nella piena autonomia dei singoli Stati, cioè senza alcuna interferenza della religione nella sfera pubblica.
Un intervento, comunque lo si giudichi, destinato a segnare la stesso cammino legislativo dell’Europa che non potrà fare a meno dei molti moniti lanciati da Papa Francesco. Parole fortemente applaudite dai componenti del Parlamento Europeo ma che adesso dovranno trovare anche una, seppur laica e discreta, traduzione in scelte concrete. Sempre che siano condivisibili, come è emerso dai numerosi applausi di Strasburgo.
 

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