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martedì, 21 Maggio 2024

Detenuti netturbini per la Sindone

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Nuova Società nasce nel 1972 come quindicinale. Nel 1982 finisce la pubblicazione. Nel 2007 torna in edicola, fino al 2009, quando passa ad una prima versione online, per ritornare al cartaceo come mensile nel 2015. Dopo due anni diventa quotidiano online.

Di Moreno D’Angelo
Per l’Ostensione della Sindone 90 detenuti diventeranno netturbini. La bella iniziativa è frutto della collaborazione tra Comune di Torino e carcere delle Vallette. Beneficiari del progetto sperimentale persone dietro le sbarre per pene lievi che sono state autorizzate dal magistrato di Sorveglianza.
I detenuti prescelti potranno uscire al mattino per affiancare gli operatori dell’Amiat. Contribuiranno a tenere pulite le strade di Torino durante l’invasione di pellegrini per la Sindone a cui si affiancheranno anche quelli per il bicentenario della nascita di Don Bosco.
Inutile aggiungere quanto siano positive queste opportunità che danno, attraverso il lavoro, l’impegno , la fiducia, il dialogo e la dignità a persone in difficoltà. Un credito di fiducia e di responsabilità, che è la migliore iniezione di speranza e che apre qualche barlume di positività per il futuro di queste persone. Se è vero che la crisi ha tolto molte opportunità di lavoro è anche vero che sono tante le mansioni che detenuti, rifugiati dei centri accoglienza, cassaintegrati potrebbero svolgere.
Si pensi solo alle immense opere necessarie per mettere in sicurezza il territorio. Gli interventi di prevenzione ambientale o di bonifica da tutti auspicati, specie quando si verificano frane e disastri nell’ecosistema.
Quasi sempre le persone coinvolte in questi progetti ritornano con gli interessi la fiducia accordatagli. Per non parlare dei benefici sul piano fisico e morale con un sicuro risparmio di “psicofarmaci” il cui utilizzo nelle celle è pressocché sistematico.
Un’ottima iniziativa quella di Michele Curto, il capogruppo del Sel, che ha creduto in questo progetto, certamente non facile, riuscendo a farlo marciare con concretezza. Il progetto ha subito avuto l’avallo del sindaco Piero Fassino e ha incontrato la disponibilità e l’attenzione dei vertici di Amiat e ovviamente dei responsabili del carcere.
Il piano sperimentale prevede il ricorso ai detenuti divisi in tre gruppi per un bimestre nel periodo tra marzo e settembre.
Per i detenuti si potrebbero aprire in futuro nuove opportunità di impiego in regime di semilibertà, in particolare in opere di pulizia urbana e sarebbe interessante un loro ricorso sistematico nel rilancio della raccolta differenziata nel cuore di Torino.
Oltre ai detenuti il discorso potrebbe estendersi a pensionati, cassaintegrati e perché no anche ai rifugiati.
In Europa sono pratiche alquanto diffuse. Nel nostro Paese siamo in una fase sperimentale. Ma se si vuole “sgonfiare” la tensione che si respira nelle carceri, per le quali Marco Pannella ha iniziato un nuovo sciopero della fame, il ricorso a questo impiego in lavori socialmente utili (in termini concreti e non “vaghi” come è purtroppo pratica diffusa) pare una soluzione e un’opportunità che non deve più essere solo un esperimento. Il lavoro nobilita e vale più di tante belle parole sul reinserimento ribadite da tutti gli “esperti” nei convegni. Una bella risposta al clima forcaiolo e vendicativo che purtroppo con la crisi perdurante si respira di nuovo in parte del mondo politico. Un discorso costi-benefici assolutamente positivo per la collettività che non ruba nulla ai tanti disoccupati.

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