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mercoledì, 24 Luglio 2024

Toro, e chi ci ferma più?

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Nuova Società nasce nel 1972 come quindicinale. Nel 1982 finisce la pubblicazione. Nel 2007 torna in edicola, fino al 2009, quando passa ad una prima versione online, per ritornare al cartaceo come mensile nel 2015. Dopo due anni diventa quotidiano online.

Il Toro di Ventura come quello di Radice? Pare proprio di sì, almeno stando a questo frammento di Campionato. Come quello del dopo scudetto, nella disgraziata annata del ’76-’77 quando ci furono 4 vittorie consecutive nell’arco di 9 partite senza sconfitta. Certo, ci vuole sempre un po’ di coraggio a paragonare la stagione di Claudio Sala, Pulici e Graziani con la “la formazione” odierna. Quella ci ha fatto sognare, resterà nella storia e continua a farci ricordare che cosa significa “essere del Toro”, come ci ricorda spesso l’indimenticabile “poeta del gol”.
Quella di oggi, se vogliamo essere sinceri sino in fondo, indubbiamente ci diverte ma senza entusiasmarci oltremisura. Anche perché non “facciamo ancora paura” a nessuno quando scendiamo in campo. Anche se, merito indubbiamente di Ventura e dell’intera squadra, finalmente il Toro diverte, si diverte e ci diverte. E dobbiamo riconoscerlo: la squadra gira. Fa bel gioco e compete con chiunque, adesso. Nessuno escluso. Compresa quella Juve che, diciamocelo, ci ha “scippato” 2 punti in un derby nato male e finito malissimo.
Ma quello che conta rilevare, seppur in un mercato senza scintille e senza stelle, è che la squadra è migliorata rispetto a quella dell’anno scorso. E la doppia partenza del duo Cerci-Immobile è stata, almeno sino ad ora, del tutto ininfluente se non secondaria al fine del gioco, del risultato e dello stesso spettacolo.
Insomma, il Toro va. Benché eliminati dalla Lazio per il prosieguo della Coppa Italia, siamo ancora in corsa in Europa – e giocando a questi livelli si può combattere anche con l’Atletico Bilbao – e nel Campionato adesso si può realmente competere per il traguardo europeo. Sempreché, come ovvio, si continui a giocare con questi ritmi e a questi livelli. Sia tecnico, sia agonistico sia di volontà del collettivo. È indubbio, al riguardo, che c’è un dato indubbiamente positivo quest’anno nel Toro. E cioè, l’assenza di polemiche all’interno dello spogliatoio. Merito del mister ma anche, e soprattutto, forse per l’assenza di leader o di “primedonne” che inevitabilmente condizionano e piegano l’intero collettivo ai desideri, o alle “vendette”, dei singoli. E l’unità dello spogliatoio del Toro è visibile, in campo e fuori.
Ecco perché l’undici di Ventura merita adesso un plauso. Convinto e non dettato dalla sola contingenza positiva. Un plauso che, finalmente, fa ritornare il Toro ad essere quello che è quasi sempre stato. Cioè un club serio, una squadra competitiva e giocatori che sono animati e caratterizzati dal “tremendismo granata”. Cioè dall’unicità e dall’irripetibilità di appartenere ai colori granata.

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