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venerdì, 19 Luglio 2024

D’Alema a Torino: “Se vince il No non c’è nessun salto nel buio”

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di Bernardo Basilici Menini

Per le ultime settimane di campagna referendaria Torino è una piazza importante, da conquistare. Travaglio, De Magistris, Renzi. Tutti, nel giro di pochi giorni, sono arrivati nel capoluogo piemontese per cercare di diffondere le proprie ragioni politiche in vista della consultazione del prossimo quattro dicembre. Ieri è stata la volta di Massimo D’Alema. L’ex Presidente del Consiglio era infatti al Sermig di piazza Borgo Dora per parlare delle ragioni del No. Un lungo intervento il suo, dove non ha risparmiato critiche al Premier Matteo Renzi. «Tra gli iscritti al Pd ce ne sono tanti che vogliono votare NO – racconta D’Alema – ma sono tra i pochi che ha il coraggio di dirlo».

È d’accordo con le dichiarazioni di Giorgio Napolitano «Non è una campagna per far saltare le poltrone. I toni sono aberranti»?

Sono d’accordo quando, prendendo chiaramente le distanze da Renzi, ha detto che questa non è una campagna ma si tratta di una riforma della Costituzione. Nel merito credo tuttavia che la riforma non mantenga le promesse che fa: quegli stessi principi che Napolitano enuncia non si ritrovano poi nella riforma sviluppati in modo efficace. Sono in disaccordo con lui per quanto riguarda la riforma, ma sono perfettamente in sintonia con lui circa la preoccupazione per il clima della campagna elettorale. Ma di questo la responsabilità è principalmente del Presidente del Consiglio. Personalmente non mi sento in colpa: non ho insultato nessuno e sono stato insultato più volte. Non ho apostrofato le alleanze che sorreggono questo governo, malgrado siano piuttosto anomale, non ho fatto volantino in cui ho definito l’altra parte come un’ “accozzaglia di cattivi”. È uno stile che non mi appartiene, ma che purtroppo appartiene al Presidente del Consiglio.

E per riguardo a questa presunta accozzaglia?

Renzi ci ha messo quasi tutti: da Brunetta a Zagrebelsky. Ma io mi chiedo perché non ha messo Berlusconi. Non è una mancanza casuale: a volte le assenze contano di più delle presenze.

In che senso?

Tra eliminazione dell’Imu per i ricchi, ponte sullo Stretto ed eliminazione dell’Articolo 18, se Berlusconi va alla SIAE e chiede i diritti d’autore Renzi è rovinato. Berlusconi ha lasciato in eredità il berlusconismo a Renzi. L’interesse nazionale si ferma a villa San Giovanni.

Cosa non le piace della riforma?

Questa riforma non elimina il Senato ma il voto per il Senato, quasi che la partecipazione dei cittadini alla vita politica sia un intralcio e per questo siamo di fronte a tendenza di politica istituzionale inquietante, anche perché un senato di dopolavoristi come può svolgere il ruolo richiesto? Poi è un paradosso che il Senato delle regioni si occupi di tutto tranne che di ciò che è fondamentale per la vita. Ritengo che questo marchingegno non possa funzionare e il suo unico effetto sia ridurre la partecipazione dei cittadini. Si vuole introdurre in Costituzione la preminenza dell’interesse nazionale espropriando le regioni dei propri poteri. Si rischia di dare colpo mortale a grandi principi di sussidiarietà.

Ci sono discorsi piuttosto catartici sugli esiti della consultazione…

Io credo che se vince il No non ci sarà nessun salto nel buio: dobbiamo in ogni caso avere fiducia nel nostro Presidente della Repubblica, che garantirà la stabilità del Paese. Se vince il Si avremo una ferita profondissima: una Costituzione in cui metà del Paese non si riconosce. Condividere la Costituzione non è solo una questione di bonton, significa dare stabilità al Paese. La vittoria del No porterebbe a un nuovo confronto tra le forze politiche.

Votare No non sarebbe un’occasione persa per il cambiamento?

Questa idea di un Paese che finalmente si scuote e si muove verso la modernità è fuorviante. Siamo il Paese in Europa in cui si producono più leggi: non dobbiamo farle di più, ma farle meglio. Dov’è questo immobilismo Italiano?

Se la riforma viene respinta e Renzi cade?

In ogni caso appena finisce la campagna io torno ai miei lavori di studio e di ricerca. Sono rientrato adesso perché quando c’è la guerra si richiamano anche le riserve.

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