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martedì, 21 Maggio 2024

Dal ricorso della Bresso alla sentenza del Tar: storia di un’infinita querelle

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Per 27mila voti si va punto e a capo, o quasi. In ritardo. A quasi quattro anni dall’elezione del leghista Roberto Cota alla presidenza della Regione Piemonte, il Tar annulla le elezioni del 2010.
L’intricata questione, andata avanti per quasi tutta la legislatura a colpi di ricorsi, arriva alla svolta, anche se per sapere se il Governatore andrà effettivamente a casa bisogna aspettare ancora 45 giorni. Tra un mese e mezzo, infatti, si saprà se il Consiglio di Stato avrà accettato a meno il ricorso che l’attuale presidenza si prepara a presentare.
Ma ecco tutte le tappe della controversa vicenda. II 29 marzo 2010 i risultati delle regionali sanciscono la vittoria di Cota contro la concorrente uscente Mercedes Bresso, del Partito Democratico. Lo scarto tra i due è minimo: 1.043.318 voti (47,32% dei consensi) contro 1.033.946 (46,90 dei consensi). Il vincitore ottiene 36 seggi, la sconfitta 22. La Bresso annuncia che presenterà ricorso al Tribunale Amministrativo Regionale contro l’irregolarità di quattro liste che hanno sostenuto l’avversario. Tra queste la lista “Pensionati per Cota” ha ottenuto 27mila voti, in grado di cambiare il risultato elettorale, e di ottenere l’insediamento del consigliere Michele Giovine. Il ricorso viene presentato il 7 maggio 2010, quando Cota è già presidente.
Il 16 luglio il Tar risponde che prima di tutto bisognava capire se la lista “Pensionati per Cota” fosse o meno legittima e che per questo la Bresso avrebbe dovuto iniziare una causa civile, da far partire con una querela per falso. I tempi burocratici iniziano ad allungarsi, tanto che quel processo, ad oggi, è ancora bloccato in Appello e dovrebbe teoricamente ricominciare il prossimo 29 aprile. Per due anni si accavallano ricorsi su ricorsi, con il caso passato sotto la tutela di Consiglio di Stato e Corte Costituzionale, e senza arrivare a una decisione definitiva.
La svolta risale al 2012. Dal Consiglio di Stato arriva la decisione che «al Tar spetta ogni approfondimento» sull’irregolarità della lista dei Pensionati. I giudici locali possono quindi indagare autonomamente, senza attendere i risultati della querela di falso. Il 14 novembre 2013 la Corte di Cassazione conferma la condanna a 2 anni e 8 mesi a Michele Giovine per le irregolarità nella raccolta delle firme elettorali.
L’ultimo passo, come detto, viene compiuto oggi, quando il Tar accoglie il ricorso della Bresso. Le elezioni, salvo nuovo ricorso, sono quindi da rifare.
Un anno prima di quando ci sarebbero comunque state, per la scadenza dei cinque anni dell’attuale legislatura di centrodestra.

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