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mercoledì, 29 Maggio 2024

Cumiana non dimentica. Anche Pietro Grasso alla commemorazione della strage nazifascista

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Moreno D'Angelo
Moreno D'Angelo
Laurea in Economia Internazionale e lunga esperienza avviata nel giornalismo economico. Giornalista dal 1991. Ha collaborato con L’Unità, Mondo Economico, Il Biellese, La Nuova Metropoli, La Nuova di Settimo e diversi periodici. Nel 2014 ha diretto La Nuova Notizia di Chivasso. Dal 2007 nella redazione di Nuova Società e dal 2017 collaboratore del mensile Start Hub Torino.

di Moreno D’Angelo

Ci saranno anche il Presidente del Senato Pietro Grasso e l’assessore regionale al lavoro Gianna Pentenero alla commemorazione per il 73mo anniversario dell’eccidio di Cumiana del 3 aprile 1944. Un corteo raggiungerà il luogo della strage, cui farà seguito la Messa a suffragio delle vittime. Alle ore 11 sono previsti saluti e discorsi delle autorità. In breve ripercorriamo i fatti di questa tragica vicenda.
Cumiana 3 aprile 1944. Nel cuore di una difficile trattativa tra il comando tedesco, (che insieme ai repubblichini provenienti da Torino e Pinerolo avevano occupato il paese) e i partigiani, 58 uomini, tra i 150 rastrellati dalle case del paese dal 7° battaglione Milizia Armata, vennero fucilati dietro la Cascina di Riva D’acaia. Si racconta che gran parte vennero uccisi, in fila per tre divisi in sette gruppi, con un colpo alla testa sparato dal un tenente della Wehrmacht Anton Renninger che si dice fosse ubriaco. Questo dopo che i militi italiani si rifiutarono di procedere all’uccisione di queste persone che avevano tra i 15 e i 75 anni.
I pochi sopravvissuti si salvarono nascondendosi tra i cadaveri o riuscendo con una fuga disperata a sfuggire alle raffiche delle mitraglie. Un eccidio preceduto da rappresaglie ed incendi di diverse case del borgo ad opera dei nazifascisti. Come previsto dagli accordi,dopo drammatiche trattative, i partigiani restituirono i loro prigionieri repubblichini (frutto di un improvviso loro attacco avvenuto il 1 aprile) ma la strage era già compiuta. Si tratta di una vicenda, tra i tanti tragici episodi che caratterizzarono la lotta di liberazione in Piemonte, che è rimasto particolarmente vivo, oltre per l’impressionante numero di persone morte (spesso giovanissime) e di vendette annesse, anche per i risvolti giudiziari che fecero seguito ad un’inchiesta aperta su Repubblica da Alberto Custodero. Il giornalista riuscì a individuare e intervistare, nel 1998 nei pressi di Norimberga, Anton Reninger. A seguito dell’ìnchiesta sull’ex sottufficiale tedesco, che si dichiarò sempre innocente, fu aperto un procedimento penale dal Tribunale militare di Torino che si interruppe con la sua morte per infarto nell’aprile del 2000.

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