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mercoledì, 25 Maggio 2022

Covid e scuola, le minoranze contro la Regione: “Complica il sistema”

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Giulia Zanotti
Giulia Zanotti
Giornalista dal 2012, muove i suoi primi passi nel mondo dell'informazione all'interno della redazione di Nuova Società. Laureata in Culture Moderne Comparate, con una tesi sul New Journalism americano. Direttore responsabile di Nuova Società dal 2020.

Mentre i casi di positivi tra bambini e ragazzi aumentano le famiglie e le scuole impazziscono dietro le regole riguardanti Dad e quarantene. Molteplice e spesso confuse e, come se non bastasse, accresciute da una serie di normative locali e ordinanze dei singoli amministratori che mischiano le carte in tavola rispetto all’ultimo Decreto Legge.

Per questo le minoranze in consiglio regionale hanno lanciato un’accusa alla Regione che starebbe complicando ancora di più le cose.

“La Regione deve farsi carico del disagio che sta crescendo tra studenti, famiglie e operatori scolastici. Le ultime decisioni regionali mettono in difficoltà il sistema e scaricano sui più piccoli e i loro nuclei familiari i costi sociali della pandemia” afferma il capogruppo Pd Raffaele Gallo.

“La soluzione non può essere una quarantena preventiva: così riportiamo le lancette dell’orologio al febbraio 2019. Deve essere la Regione, attraverso i suoi organi politici e tecnici a cercare l’equilibrio tra i diversi aspetti. La quarantena di 14 giorni, con un solo positivo in classe, rende la situazione della scuola primaria peggiore di quelle secondarie, poiché l’accudimento dei più piccoli è certamente più problematico da parte delle famiglie che, inevitabilmente, vanno in crisi anche per gli aspetti legati al lavoro”.

“In altre regioni, dove pure i contagi sono molto alti, il sistema sta reggendo. Basta guardare a Lombardia ed Emilia Romagna, ad esempio” prosegue Gallo che invita Cirio a cercare soluzioni alternative. “Le risposte ai problemi che pone la pandemia non possono essere solo quantitative, perché è chiaro che con l’impennata dei contagi il sistema non può reggere, ma con la campagna vaccinale, il green pass e l’esperienza accumulata occorre maggiore coordinamento e più attenzione agli aspetti comunicativi. E’ un errore grave mettere i cittadini nella condizione di ascoltare due messaggi contraddittori: mentre il Governo dice “facciamo di tutto per tenere aperte le scuole”, la Regione dice “quarantena di 14 giorni anche di fronte a un solo caso”.

Il capogruppo di Luv Marco Grimaldi si sofferma invece sul paradosso dei bambini vaccinati che restano comunque in quarantena: «Un bimbo vaccinato se negativo non può rimanere in quarantena, dovrebbe essere trattato come gli adulti, la Regione e il Governo diano un’interpretazione maggiormente estensiva di una norma che sta pesando enormemente sui più piccoli e sull’organizzazione familiare dei genitori piemontesi».

«Si scrive DAD ma si legge quarantena – prosegue – non capisco fino in fondo l’idea secondo il quale un bimbo, guarito, vaccinato o tamponato e negativo, venga lasciato a casa per 10 giorni come se fosse contagioso. Prima viene la salute, ma tenere a casa un bambino sano, senza nemmeno un’ora di aria aperta è quanto di peggio si possa fare – prosegue Grimaldi. Non mi è chiaro perché chi ha più di 5 anni e ha fatto il vaccino (o è guarito dal Covid) debba stare in quarantena come tutti gli altri. Se la Regione Piemonte non vuole far valere la sua autonomia in questi casi, chiediamo al Ministro Speranza di intervenire prontamente per liberare dalla quarantena centinaia di bimbi vaccinati negativi. Diamo un segnale positivo, sennò a cosa serve la campagna vaccinale?».

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