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martedì, 28 Maggio 2024

Continua il boom delle truffe amorose. L’ACTA rinnova l’appello alle istituzioni: “Aiutate queste donne”

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Nuova Società nasce nel 1972 come quindicinale. Nel 1982 finisce la pubblicazione. Nel 2007 torna in edicola, fino al 2009, quando passa ad una prima versione online, per ritornare al cartaceo come mensile nel 2015. Dopo due anni diventa quotidiano online.

di Moreno D’Angelo

Fa piacere ricevere dei fiori a casa ma attenzione. Si potrebbe trattare dell’ultimo pericoloso escamotage nelle cosiddette “truffe romantiche”. Il fenomeno delle signore raggirate via internet da giovani centroafricani che sul web assumono le sembianze di aitanti piloti o medici cinquantenni separati, cui hanno rubato il profilo, è in continua espansione. Dall’Acta (Associazione Contro Truffe Affettive e Lotta al cybercrime) fanno sapere che le richieste di aiuto sono in continuo aumento. Un mondo di sofferenze su cui lentamente viene tolto uno spesso velo.

Il giro d’affari dietro le truffe informatiche ha assunto livelli che in paesi come il Ghana rappresenta ormai una fonte reddito considerevole. Un business sistematico e organizzato. Sono comunque i nigeriani i principali fautori di queste truffe che oltre alla “sezione romantica” riescono a inserirsi in modo truffaldino anche in ordinarie operazioni commerciali finanziarie sostituendosi abilmente ai beneficiari.

Una novità del fenomeno riguarda ora l’ingresso anche di italiani nel lucroso business. Lo schema è ormai noto: si fa la corte in modo molto gentile e mai volgare a una signora sola, dopo che è stata accuratamente “studiata” nelle sue abitudini e sensibilità. A volte le vittime sono persone portatrici di handicap ma anche fior di professioniste sono cadute nella trappola. Questo smentisce la facile e irridente considerazione che vede le vittime come donne ingenue, ignoranti e poco scolarizzate. Purtroppo emerge che molte delle vittime risultino aver vissuto condizioni di disagio a vario titolo per perdita del lavoro, del fidanzato o malattie. Ma non si può certo definire queste donne come sprovvedute e ingenue che non denunciano per evitare i sorrisini di scherno e la vergogna secondo lo stereotipo della “sciocca predestinata alle fregature”.

I truffatori sono supportati da conoscenze informatiche, culturali e psicologiche non comuni, in grado di manipolare e condizionare le vittime prescelte, creando su di loro danni che vanno ben oltre il già pur grave aspetto economico.

L’iter è sempre il medesimo e vede improvvisamente il bel spasimante, quando è proprio in procinto di volare per incontrare l’adorata signora, cadere in una serie di incredibili disgrazie di ogni tipo (perdita valige con documenti e soldi, malattie, guai giudiziari, furti, aggressioni, minacce) che avvengono mentre si trova in centro Africa dove viene chiesto che vengano inviate le somme di denaro per aiutare il furbastro di turno. Il fenomeno come detto è molto più vasto di quello che si possa pensare e non accenna a arrestarsi. Anche perché tante signore cadute nella rete si vergognano e evitano ogni denuncia. Per chi coraggiosamente si espone e cerca giustizia sono quasi nulle le possibilità di riavere i soldi. Ultimamente si è parlato di donne che si sono avventurate in Africa per avere giustizia e hanno fatto una brutta fine. Ora l’ultima moda dei galanti corteggiatori per incantare le loro amate consiste nella spedizione di fiori. Si tratta di un pericolo autentico perché in questo modo i truffatori riescono ad avere l’indirizzo della vittima e anche altri dati sensibili.

La casistica della donna vittima di queste truffe spazia in modo molto ampio. Vi sono donne che entrano in una sorta di delirio che le porta a continuare ad “assistere” il furbastro amoroso. Si tratta di donne sole avanti negli anni che spesso trovano nel gentile amante informatico l’unico che abbia attenzione nei loro confronti. Contro questo fenomeno si è attivata l’A.C.T.A. , fondata guidata dalla coraggiosa Jolanda Bonino. Una donna vittima di truffa che si è messa in gioco per contrastare questo fenomeno e soprattutto essere un riferimento e un aiuto per tante donne.

La fantasia dei truffatori comunque non si ferma davanti a nulla. C’è anche chi si presenta, presentandosi su Facebook come un agente di polizia, per aiutare la vittima che ha pagato anche ingenti somme a trovare il responsabile del raggiro per fargli riavere parte del maltolto ovviamente dietro un congruo anticipo.

C’è addirittura chi “scoperto” si scusa con affermando che è ricorso ad un’immagine occidentale perché in quanto “nero” avrebbe avuto poche probabilità di incontrare la sua “amata”. Per capire quanto sia diffuso il fenomeno basti pensare che in diversi call center del Ghana vi è la scritta “qui no operazione 419” ovvero l’articolo del codice penale previsto per i raggiri informatici noti come “truffe alla nigeriana”.

In conclusione Acta lancia un nuovo appello alle autorità «perché accolgano con sollecitudine la richiesta d’aiuto delle vittime, perché solo gli organi di polizia e la magistratura possono agire, attraverso i propri strumenti e ruoli, al fine di arginare questo fenomeno». Emerge quanto non sia semplice per le vittime essere sempre prese in seria considerazione e come a volte è anche difficile verificare le truffe perché i soldi sono dati spontaneamente e come detto spesso le persone si vergognano. In ogni caso il danno non è solo economico e per queste sfortunate donne può avere drammatici risvolti psicologici.

 

 

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