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venerdì, 18 Giugno 2021

Concorso per dirigenti Comune di Torino: su 700 candidati solo 36 passano. Polemiche in vista

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Redazione
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Sono passati dieci anni dall’ultimo concorso per dirigenti bandito dal Comune di Torino, era infatti il 9 giugno 2010, concorso annullato dal Consiglio di Stato per “anomalie”, e così qualche giorno fa ci hanno riprovato.
Al bando avevano risposto 1070 candidati, ma solo circa 700 si sono poi effettivamente presentati per affrontare le prove preselettive, che avrebbero dovuto riguardare “cultura generale e capacità trasversali quali il ragionamento logico, verbale, numerico, astratto, spaziale, la velocità e la precisione, la resistenza allo stress e il problem solving”, tutto ciò “in relazione all’attività del profilo dirigenziale” messo a bando.
Queste le richieste del bando comunale e solo su questi temi, molto probabilmente, i candidati (quasi tutti i candidati) si sono preparati.
L’esito delle prove è stato però alquanto sorprendente: solo 36 candidati hanno totalizzato un punteggio sufficiente a passare alla seconda fase della selezione, per tutti gli altri invece l’avventura è terminata.
La sorpresa per i candidati era però iniziata quando è stato presentato l’elenco delle domande. Ben poche erano quelle di “logica”, comunemente usate per le prove preselettive. Gran parte erano riferite a specifici ambiti: diritto e storia dell’Unione Europea, informatica in lingua inglese, un’infarinatura di fisica, chimica e biologia. Ha sorpreso tutti una domanda molto specifica volta a conoscere quale fosse il sistema di problem solving usato dal gruppo Fiat Auto nel corso di uno specifico progetto del 1985 (la risposta era “FMECA”).
Tra i 36 candidati che hanno superato la prova ci sono volti noti e hanno, quasi tutti, un legame diretto con la politica, come ad esempio un consigliere regionale, oppure staffisti di assessori di passate giunte.
Più di un candidato, tra quelli esclusi, si sta chiedendo se queste domande così particolareggiate siano classificabili come “cultura generale” e quanto sia legittimo somministrare un questionario che esuli in forma così marcata dalle materie messe a bando. 
L’impressione generale è che dopo dieci anni dallo scorso concorso ci siano, almeno potenzialmente, le premesse per una replica di ciò che nel 2012 accadde al Consiglio di Stato. Gli esclusi hanno però poco tempo per decidere se impugnare questo esito, chissà se anche in questo caso ci saranno quattro tenaci candidati che si rivolgeranno alla giustizia amministrativa.

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