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venerdì, 24 Maggio 2024

Cenerentola gioca in Serie A

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Nuova Società nasce nel 1972 come quindicinale. Nel 1982 finisce la pubblicazione. Nel 2007 torna in edicola, fino al 2009, quando passa ad una prima versione online, per ritornare al cartaceo come mensile nel 2015. Dopo due anni diventa quotidiano online.

Il “Pallone d’oro” è un premio che ormai ha quasi sessant’anni di vita e che, con il trascorrere del tempo, ha assunto un valore sempre più prezioso per il calciatore che lo riceve. Un riconoscimento che per il vincitore, oltre alla soddisfazione morale vuol dire un bel po’ di soldi in più sul piano dell’indotto (sponsor, pubblicità e bonus assortiti) e che per il Paese al quale appartiene il prescelto dalla Fifa significa una medaglia al valore sul petto del movimento calcistico nazionale. Ebbene, per la prima volta nella storia di questo premio, che verrà assegnato a Parigi il 1 dicembre, nella classifica dei ventiquattro candidati non figura un solo calciatore italiano e l’unico papabile che gioca nel nostro Paese è il giovane talento della Juventus, Pogba, il quale è di nazionalità francese.
La lettura di questo “impasse” va ben oltre il dato specifico legato a questo o a quel giocatore e impone una riflessione, triste, sullo stato in cui si trova l’azienda pallone italiana in questo momento storico. Eravamo il Paese dove il calcio era “il gioco più bello del mondo” e nel quale esercitavano atleti invidiati a livello planetario. L’ultimo italiano premiato con il “Pallone d’oro” è stato Fabio Cannavaro che oggi è indagato dalla Guardia di Finanza per reati fiscali. Giocava nella Juve ed era capitano della nazionale ai Mondiali di Berlino. Era il2006 e nell’ambo d’oro figuravano i magici Gianni Rivera, Paolo Rossi e Roberto Baggio. Ora manco più l’ombra di un azzurro e neppure di uno straniero che gioca in Italia, salvo naturalmente il gioiellino Pogba che difficilmente vincerà l’abito premio. Non un fatto di forma, ma di sostanza. Quella che, un tempo ricca on solo di quattrini ma di energia positiva e di fantasia e di buona volontà, permetteva all’Italia di essere una reginetta di tutto riguardo nel concorso delle stelle calcistiche. Quelle già formate e quelle nascenti.
Oggi le prime giocano altrove e le seconde non ci sono perché i responsabili del Palazzo insieme con i loro lacchè presidenti pensano a tutt’altro salvo che alla necessità di dare una svolta radicale e produttiva ai settori giovanili e alle “cantere” che nel resto del mondo fanno da fondamenta per i successi sportivi. Siamo diventati la Cenerentola d’Europa. Con la differenza che, nella fiaba, la poverella diventava principessa mentre nella realtà calcistica attuale manco la fanno entrare al ballo e deve continuare a pulire le scale del palazzo.

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