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giovedì, 28 Ottobre 2021

Caso Orlandi, il fratello Pietro: “Papa Bergoglio nasconde la verità”. Sit in in Vaticano

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Moreno D'Angelo
Laurea in Economia Internazionale e lunga esperienza avviata nel giornalismo economico. Giornalista dal 1991. Ha collaborato con L’Unità, Mondo Economico, Il Biellese, La Nuova Metropoli, La Nuova di Settimo e diversi periodici. Nel 2014 ha diretto La Nuova Notizia di Chivasso. Dal 2007 nella redazione di Nuova Società e dal 2017 collaboratore del mensile Start Hub Torino.

Sono passati 38 anni da quel 22 giugno 1983, quando Emanuela Orlandi sparì nel nulla dopo una lezione di musica a Sant’Apollinaire. “Devo essere sincero, prima del sit in sono sempre un po’ agitato”. Così Pietro, il fratello di Emanuela, commenta il suo stato d’animo mentre per si accinge a preparare l’ennesimo sit it per manifestare ancora una volta tutta la sua indignazione e la sua voglia di verità, sperando che qualcosa rompa quel muro di gomma votato al silenzio del Vaticano.

Saranno di nuovo di scena striscioni, palloncini bianchi e tanti cittadini con la maglietta bianca e l’immagine di Emanuela con la fascetta giallorossa della Roma. La sua squadra che quell’anno vinse lo scudetto.

Lei, che come Emanuela è un cittadino vaticano, Paul Marcinkus lo ha mai incontrato? Ha avuto modo di comunicare con lui?

“Si lo conoscevo e lo incontravo spesso”.

In alcune sentenze del Tribunale di Roma Marcinkus è ritenuto, sulla base di dichiarazioni di pentiti, la figura chiave del raccordo fra l’ “entità vaticana” e la mafia per le attività di riciclaggio di denaro. Era potente ma aveva molti nemici pare che con il Papa polacco non erano tutte rose e fiori?

“Non era affatto un nemico del Papa, anzi il Papa si fidava molto di lui al punto di chiedergli di aiutarlo a trovare soldi da mandare a Solidarnosc, visto che Casaroli non era d’accordo”.

Ma lei pensa, come ribadito dall’avvocato Laura Sgrò, che il caso Orlandi e quello di Mirella Gregori (la ragazza sparita nel nulla il 7 maggio 1983 a Roma, ndr) non abbiano la stessa matrice e quindi medesime motivazioni e non sussistano legami con l’attentato al Papa del 1981? 

“Io penso, come anche Maria Antonietta Gregori (la sorella di Mirella), che le vicende di Mirella e Emanuela siano separate. Per Emanuela a livello di mandante credo ci sia la stessa mano con l’attentato, probabilmente moventi diversi”.

Il nuovo decisionismo di Bergoglio, anche all’interno della Chiesa, ritiene possa comportare qualcosa sulla sua richiesta di verità portata avanti da decenni?

“Bergoglio ha alzato il muro intorno a questa vicenda ancora più dei suoi predecessori e dimostra una chiusura totale verso Emanuela e il suo rapimento. Il Papa certamente è a conoscenza e potrebbe sciogliere tanti dubbi ma non ha intenzione di farlo. Quindi il suo ‘decisionismo’ purtroppo continuerà a fare di tutto per evitare che la verità possa emergere, ma alla fine cederanno e la verità uscirà”.

Diverse ipotesi, testimonianze con riscontri e tutta una vera e propria letteratura hanno fatto propendere per un legame tra attentato a Wojtyla e le sparizioni di due ragazze, oltre a quei crimini definiti e ritenuti casi collaterali

 “Stiamo sempre nel campo delle ipotesi, perché nessuno può dire come stanno le cose visto che nessuna prova è mai emersa a favore di un’ipotesi o un’altra. A volte c’è troppa fretta quando si trova un indizio a renderlo subito pubblico senza un minimo di verifica”.

Dopo tanti anni si parla di una possibile Emanuela viva in qualche paese sperduto della Turchia. Che idea ha in proposito?

“Di Emanuela viva se n’è sempre parlato, in Turchia o in tanti altri posti del globo, ma si è parlato anche di un’Emanuela morta in altrettanti luoghi. Poi dici ‘si parla di Emanuela viva….’ ma chi ne parla? Una fonte anonima? Ce ne sono state decine e decine. Certo se ci fosse qualcuno che sa di un’Emanuela viva in Turchia perché non mi contatta? Me o le mie sorelle? Di segnalazioni me ne sono arrivate centinaia, centinaia di luoghi e di moventi tutti pressoché credibili che davano speranze, ma zero prove o possibilità di verifiche. Quindi delle persona che la mattina si svegliano e dicono che Emanuela sta in Turchia ho sempre molti dubbi ma sono sempre risposto ad ascoltare se desiderano parlarmi” .

Non ritiene che dopo tanti anni qualche canuto, che sa e che fino ad ora ha taciuto, in Vaticano o nei servizi, possa aver voglia di liberarsi la coscienza o di dare uno squarcio di verità per chi aspetta due ragazza da 38 anni?

“Se c’è qualche canuto in Vaticano deciso a liberarsi la coscienza ben venga , sono certamente pronto ad ascoltarlo. Stai tranquillo che se fosse una persona in buona fede e con la volontà di aiutare contatterebbe riservatamente i famigliari, se vuole allontanare la verità, depistare e creare confusione va da un giornalista perché l’unico modo che una notizia possa avere una più ampia diffusione”.

Ma quella foto che ritraeva De Pedis brindare con il cardinal Poletti non è proprio possibile vederla? Anche per verificare a che corpo appartenesse il militare in divisa ?

“Io l’ho vista e quindi ne ho la certezza. Come ho detto non posso mostrarla perché me l’hanno fatta vedere non data. Per me è una certezza, poi se qualcuno non ci crede finché non vede, mi spiace ma per me la visione di quella foto è importante e mi toglie quel dubbio sull’amicizia tra Poletti e de Pedis.
Ricordo perfettamente che l’ufficiale era alla destra di De Pedis, ma proprio non rammento il colore della sua divisa. Era un soggetto di costituzione robusta ma non per i muscoli”.

Cosa si aspetta e come si approccia a questo ennesimo sit in? E’ evidente che vi sia qualche segno di stanchezza, anche se l’attenzione dell’opinione pubblica resta alta, nonostante depistaggi e una confusione generale sulle motivazioni.

“Il sit in, anche se qualcuno lo definisce un rituale inutile e obsoleto, è importante perché fa male a molti e più gente sarà presente e più farà male perché ogni persona in più è un mattoncino, di quel muro di omertà, che verrà tolto. Per questo mi auguro che vengano molte persone, speriamo. Da parte mia sono agguerrito e pronto a ricordare a tutti le malefatte di tanti ipocriti, dentro e fuori dal Vaticano, che in tanti anni hanno occultato e continuano ad occultare la verità.

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