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sabato, 18 Maggio 2024

Caso Giulia Ligresti, Cancellieri in Senato: “Non ho mai sollecitato la scarcerazione”

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«La scarcerazione di Giulia Ligresti non è avvenuta a seguito o per effetto di una mia ingerenza, ma per indipendente decisione della magistratura torinese». È perentoria la ministra della Giustizia Anna Maria Cancellieri nel suo discorso nell’aula del Senato in merito alla vicenda della sensibilizzazione del Dap per la scarcerazione dei Giulia Ligresti.
Intercettazioni in cui la ministra assicura a Gabriella Fragni, la compagna di Salvatore Ligresti, che avrebbe fatto di tutto perché la rampolla di casa uscisse dal carcere.
Per fugare ogni dubbio e ogni ombra sulla sua posizione e soprattutto onde evitare che si pensi che ci sia stato une preferenza per il rapporto di amicizia tra le due famiglie, la Cancellieri ha analizzato punto per punto ciò che era emerso in questi giorni: «Mi rendo conto – ammette – che alcune espressioni possano aver generato dubbi e mi rammarico per aver fatto prevalere i sentimenti sul distacco che il mio ruolo di ministro mi impone. Ma invito ad analizzare i comportamenti successivi a quella telefonata, da cui emerge che non ci sia stata nessuna deroga ai doveri da ministro».
«Sono stata e sono amica di Antonino Ligresti – continua – ma in nessun modo la mia carriera è stata influenzata da rapporti personali».
«Corrisponde a una distorta visione dei fatti dire che la vicenda di Giulia Ligresti testimoni un trattamento privilegiato e differenziato, diverso da quello che sarebbe spettato a qualsiasi altro detenuto. Lo stesso Caselli ha ricordato che a determinarla sono state le condizioni di salute della donna e la sua richiesta di patteggiamento».
«E’ vero non tutti i detenuti hanno possibilità di avere diretto contatto con me e nessuno più di me avverte questa disparità di condizioni. È difficile essere vicina a tutti».
«Considero – ha concluso – la fiducia del Parlamento decisiva per la prosecuzione dell’incarico di ministro. Il governo ha in cantiere diversi importanti provvedimenti sulla giustizia che richiedono una forte intesa, non voglio essere di intralcio a questa azione – ha sottolineato il ministro della Giustizia – Non esiterò a fare un passo indietro se dal confronto parlamentare emergerà che è venuta meno la stima su cui ritengo debba poggiarsi il mandato ministeriale».

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