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sabato, 4 Luglio 2020

Carretta: “Per una classe dirigente valida è il momento di ricominciare a dire dei no”

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Susanna De Palma
Susanna De Palma
Laureata in Scienze Politiche. Giornalista professionista dal 2009. Fin dagli anni del liceo collabora con alcuni giornali locali torinesi, come la Voce del Popolo e Il Nostro Tempo. Dal 2005, pur mantenendo alcune collaborazioni, passa agli Uffici Stampa:Olimpiadi 2006, Giunta regionale, Ostensione della Sindone. Attualmente giornalista presso l'ufficio stampa del Consiglio regionale Piemonte.

Per Mimmo Carretta non è di scontro generazionale, ma di patto generazionale che bisogna parlare per rinnovare il Partito Democratico. Il segretario metropolitano del Pd, sul palco della Festa de l’Unità di Torino, insieme al segretario nazionale Maurizio Martina, ha ben chiaro quale sia il percorso da seguire.
«Fanno tenerezza quelli che considerano il rinnovamento come scontro generazionale invece è figlio di in patto che è quello determinante per guidare il processo», dice Carretta.
«Rinnovamento vuol dire metodi nuovi e prospettive nuove – continua Carretta – Patto generazionale e non scontro. La comunità c’è, non è una traversata nel deserto».
«Dunque – sostiene il segretario torinese – ricominciamo a direi i no che fanno crescere. Quelli che non siamo stati in grado di dire fino ad oggi e che non hanno permesso che avvenisse una seria selezione della classe dirigente . Non siamo riusciti a dire “fatti da parte”. Ora è il momento di dirlo».
«Questo Partito ha voglia di riscatto. E il riscatto lo si mette in atto partendo dai fondamentali. Dallo spogliatoio, dalla gente e dai nostri luoghi simboli. Questa festa è una sconnessa che stiamo vincendo».
Parlando del quartiere, in periferia, location per questa festa (in corso Grosseto 183), Carretta ricorda: Qui abbiamo vinto in un solo seggio e abbiamo scelto di venire e tornare qui per capire dove abbiamo sbagliato. Nulla avviene per caso nulla è attribuibile alle stagioni. Ma solo a noi stiamo provando a riascoltare la gente, perché sentivamo la gente ma non l’ascoltavamo perché avevamo fretta di trasformare in atti le parole convinti di avere le ricette migliori ed è li che si sbaglia la selezione della classe dirigente. Lo Statuto va messo da parte, era pensato per un partito che non c’è più».
«Rinnovare vuol dire ripartire dalle cose che sappiamo fare bene, vivere le sezioni, reagire alla deriva che ci deve far paura».
Carretta non parla solo del suo partito e attacca la maggioranza in Sala Rossa, dove lui è consigliere comunale e la giunta guidata da Chiara Appendino«Noi paghiamo lo scotto di una giunta di incompetenti. Ci avevano promesso che si sarebbe allungato qualcosa nelle nostre prospettive e invece si è allungata solo l’erba nelle periferie e le code agli sportelli».
Poi non risparmia il governo e il ministro dell’Interno Matteo Salvini: «È ora di dire senza troppi timori, che quelli che ci governano sono razzisti, anche se fa poco figo dirlo. A me Salvini fa schifo e non ho paura di dirlo. È poco “politically correct”, ma va detto. Siamo in una situazione complicata siamo come un sollevatore di pesi che si trova davanti un bilanciere carico di pesi. ma dobbiamo reagire ad un peso che siamo in grado di sconfiggere. È ora di dire apertamente cosa va cambiato», conclude Carretta.

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