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martedì, 21 Maggio 2024

Caritas, dopo lockdown raddoppiate richieste d’aiuto

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Redazione
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Nuova Società nasce nel 1972 come quindicinale. Nel 1982 finisce la pubblicazione. Nel 2007 torna in edicola, fino al 2009, quando passa ad una prima versione online, per ritornare al cartaceo come mensile nel 2015. Dopo due anni diventa quotidiano online.

Durante i mesi di marzo, aprile e maggio i servizi di carità afferenti alla rete ecclesiale della Città non sono stati messi in lockdown. Tutti hanno modificato le loro consuete metodologie di azione per garantire la massima protezione agli ospiti, ai volontari e alle comunità. Solo un 15% di parrocchie ha dovuto sospendere temporaneamente il servizio soprattutto a causa della età a rischio della maggioranza dei volontari, riprendendola quasi tutti già dopo la metà di maggio.
“In tutti i servizi di distribuzione del cibo sono aumentate le richieste anche da parte di persone che usualmente non facevano riferimento a noi. – affermano dalla Caritas diocesana – Gli incrementi vanno dal 40 al 110%, a macchia di leopardo su tutto il territorio cittadino. Grazie alle donazioni di generi alimentari e allintensa collaborazione con il Banco Alimentare e altre associazioni similari, ogni settimana Caritas Diocesana e Pastorale dei Migranti hanno potuto distribuire oltre 300 borse viveri a richiedenti asilo non inseriti nel circuito ordinario delle parrocchie, specie quelli ospitati nelle strutture della Chiesa Cattolica, e aumentare di almeno un terzo la disponibilità di cibo alle parrocchie maggiormente richieste di aiuti. Forte limpegno per rifornire di cibo anche i giostrai rimasti fermi nel periodo del carnevale. Abbiamo trasformato parte dei locali del centro di ascolto diocesano Le Due Tuniche di corso Mortara 46 in base logistica anche per lapprovvigionamento: li sono arrivate donazioni di colombe pasquali, di cioccolato, di zucchero, di pasta, di giocattoli, di mascherine, di disinfettanti. È bene, ripensando a tutto questo, rivolgere un pensiero grato a quanti si sono fatti presenti in tanti modi in moltissime realtà territoriali”.

Le mense in particolare trasformate in servizio di cibo cucinato da asporto hanno registrato incrementi anche dell’80%. Tramite questi si è assistito all’emersione di situazioni di vulnerabilità che erano coperte soprattutto dalle varie forme di lavoro nero, i piccolissimi imprenditori a partita IVA, parrucchieri, ambulanti, artigiani, piccole ristorazioni e accoglienza, o i lavoratori endemicamente precari, come colf e badanti, ma anche lavoratori dello spettacolo viaggiante o stanziale.

La rete ecclesiale dei dormitori ordinari ha continuato il servizio regolarmente. Quella attivata per il periodo invernale, ha proseguito a pieno regime ospitando 130 persone in sette sedi dislocate nella Città. Per proteggere le persone l’accoglienza notturna è stata ampliata fino a raggiungere le 24 ore giornaliere e prolungata dalla scadenza naturale, fine aprile, al 30 giugno prossimo. Da luglio parte degli ospiti verranno assorbiti dai servizi ordinari del Sermig, altri verranno ripresi totalmente in carico dalla Città in virtù della propria responsabilità, e il gruppo di donne ospitato nel dormitorio femminile verrà trasferito nei locali di via Arcivescovado 12C per trascorrervi il periodo estivo. Grande sforzo organizzativo ed economico è stato necessario per garantire l’immunità degli ospiti, la sanificazione quotidiana dei locali, l’assicurazione di tutti i pasti della giornata. Per consentire tutto questo, sette parrocchie si sono messe a disposizione per creare luoghi di soggiorno giornaliero per piccolissimi gruppi di senza dimora. Il centro diurno La Sosta ha ospitato solo gli ospiti del sovrastante dormitorio, il laboratorio di bricolage Daccapo ha sospeso le attività, mentre quello di espressione Scarp de Tenis ha agito con altre modalità operative, non potendo consegnare il giornale dei senza dimora nelle parrocchie a digiuno di celebrazione eucaristica.

I co-housing della rete ecclesiale e gli alloggi temporanei per sottoposti a sfratto, ivi compresa la comunità per senza dimora AgriSister, hanno continuato ad ospitare le famiglie in attesa di casa popolare, di fatto mantenendo quei nuclei già presenti all’inizio del lockdown, visto che gli sfratti sono stati bloccati. Gli operatori hanno continuato a seguire le persone, attivato consegne di alimenti, ausili di protezione sanitaria. Sono state avviate attività per i più piccoli, affiancando i genitori con alcuni servizi di didattica. Avviato anche un podcast sul vissuto della quarantena. Sospeso per mancanza di richiesta il servizio di accoglienza padri separati, i due alloggi sono stati messi a disposizione del personale medico e paramedico in trasferta o impossibilitato al rientro al domicilio.

Caso particolare è stato rappresentato dal carcere. “Non è stato possibile effettuare colloqui e servizi da parte di volontari all’interno dell’Istituto ma sono stati incrementati gli ascolti a distanza soprattutto verso i cosiddetti semiliberi che hanno avuto interruzione lavorativa dei tirocini lavorativi- Affermano dalla Caritas diocesana – Imponente la quantità di interventi materiali. Solo qualche esempio: 1500 detenuti hanno ricevuto prodotti per l’igiene personale e mascherine, 20 le pedane di cibo distribuito, 700 ricariche per cellulari, unico modo per mantenere contatti con le famiglie, sostegni domiciliari ai detenuti che hanno usufruito della licenza speciale Covid.”

I 50 centri di ascolto della Città si sono immediatamente ripensati passando a forme di ascolto a distanza grazie al telefono e ai social media. Attivata anche una casella di posta elettronica a livello diocesano. In tal modo il servizio non ha mai subito interruzione. Il solo centro di ascolto Le Due Tuniche, quello diocesano, dal 9 marzo ad oggi ha aiutato in totale 4000 persone italiane e residenti in Città: negli anni normali, nello stesso periodo erano meno della metà. Forte l’aumento disperato di richiesta di cibo, cosa che non succedeva da anni. Richieste per utenze, affitti, latte e materiale per neonati, ma anche richieste di donne che hanno partorito durante l’emergenza e che dovevano recarsi in ospedale da sole: il momento più bello, la nascita di un figlio, a volte è stato vissuto con paura e terrore. Molte le richieste di ascolto e di aiuto da anziani, spesso soli, alcuni con figli in altre città. Nell’attuale fase 2 sono anche aumentate le richieste legate al pagamento di utenze di energia elettrica per evitare distacchi e affitti di case popolari scaduti o in scadenza.
Caritas Diocesana, insieme ad alcune altre realtà ecclesiali, ha condotto una esperienza di uscita sul territorio. “L’epidemia ha modificato la nostra quotidianità, il modo di abitare, la percezione di sicurezza e dello stare insieme. – affermano – Luoghi, contesti e condomini che già erano caratterizzati da situazioni di disagio sono stati ancora più colpiti: isolamento, solitudine, senso di abbandono, insicurezza e difficoltà di accesso a beni alimentari di prima necessità sono solo alcuni degli elementi. Così la Pizza Solidale a San Salvario (30 aprile), la Grigliata Solidale in alcune case popolari di corso Grosseto (19 maggio) e il Giro giro tondo Solidale in corso Taranto (05 giugno) sono state occasioni non solo di distribuzione di beni, ma soprattutto di riattivazione di reti, relazioni, tessuti sociali. Nella stessa scia si è situato lo scambio di auguri con i rappresentanti delle fasce più deboli della città al cuore della festa della Consolata, il 20 giugno scorso.”

Le attività di formazione, animazione e coordinamento – a partire dall’annuale Giornata Caritas -sono state trasformate in occasioni virtuali, utilizzando i social media e coinvolgendo alcune centinaia di volontari.
Abbiamo vissuto ed interpretato tutto questo non come un elemento del fare, ma come modalità dell’essere. Essere discepoli di un Dio che si incarna, che cammina con il suo popolo, che si fa carico delle sofferenze. Essere chiesa, comunità di fratelli che si sentono responsabili gli uni degli altri. Essere carità, cuore pulsante della vocazione cristiana, espressione dell’essere dono concreto e reciproco.

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