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domenica, 26 Maggio 2024

Bus e tram, tagli in arrivo. Assessora Lapietra: “Rischio effetti pesanti per i torinesi”

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di Bernardo Basilici Menini

Un tema che era stato tra i cavalli di battaglia della nuova giunta, quello della riorganizzazione del servizio di trasporto pubblico locale, rischia di diventare una polveriera. Nel futuro si prospetta infatti un taglio pesante dei fondi, tanto grande da rendere difficile un intervento sul settore senza tagli alle linee.

Il tema è stato al centro del dibattito oggi il Sala Rossa, dove Francesco Tresso della Lista Civica per Torino ha firmato un’interpellanza generale rivolta all’assessora ai Trasporti Lapietra sui “Tagli alle linee serali del trasporto pubblico locale”. La situazione, ha ammesso Lapietra, è oggettivamente difficile, dato che i vari partner che contribuiscono al portafogli della Gtt avrebbero fatto un passo indietro rispetto alle cifre prospettate.

«Ci potranno quindi essere pesanti effetti per i torinesi» dice l’assessora, che anticipa le linee guida che la giunta seguirà per far fronte alla nuova situazione: « Una cifra congrua per non incidere sul trasporto è di almeno 140 milioni all’anno, da accompagnare alla ristrutturazione della rete, stabilendo linee forti con cadenza elevata, definendo nodi di interscambio, aumentando le velocità commerciali e l’intermodalità, con facilitazioni per chi usa la bicicletta, migliorando l’orario in termini di offerta e puntualità, soprattutto nelle ore serali, creando interazioni con le linee extraurbane e riorganizzando le linee speciali». Una nuova impostazione, quindi, non sarebbe solo virtuosa, ma a questo punto necessaria.

Lapietra ha spiegato come si è arrivati a questa situazione: «Nei primi giorni di luglio l’Agenzia della Mobilità ci proponeva una serie di tagli su linee serali, linee speciali e altre linee importanti, ma il nostro obiettivo è riorganizzare, non fare tagli non razionali, per non impattare sulla qualità del servizio».

Durante una serie di riunioni con Agenzia della Mobilità e Regione Piemonte, tra luglio e ottobre, la situazione non si sbloccava completamente: conferme, smentite dai giornali, dati che tardavano ad arrivare. Così si arriva ai giorni nostri: «Oggi l’Agenzia della Mobilità mi ha mandato una lettera annunciando la disponibilità di 137 milioni di euro per il 2016, chiedendo di eliminare alcune linee di tram. Per il 2017 la Regione Piemonte vuole invece stanziare 133 milioni, incluse le agevolazioni tariffarie (stimate in 6 milioni di euro). Eravamo partiti da oltre 170 milioni».

La cifra è notevole per un’azienda come Gtt: mantenere il tenore del trasporto pubblico locale cittadino senza quei soldi potrebbe essere un compito particolarmente arduo. Anche per questo le opposizioni esprimono preoccupazione. Il consigliere del Partito Democratico Claudio Lubatti ha chiesto all’assessora cosa la giunta intenda fare «vista la gravità dell’attuale situazione. La cifra che dicevate di non conoscere è un dato pubblico, indicato in una delibera regionale. Il piano di trasporti può comunque essere modificato in fase di assestamento: come intendete comportarvi? È a rischio la stessa tenuta dell’azienda Gtt, come paventano anche i sindacati».

Appoggio a Lapietra arriva dal Movimento 5 Stelle. Il consigliere grillino Roberto Malanca punta il dito sulla riduzione delle risorse al trasporto pubblico locale da parte della Regione Piemonte: «Dal 2011 ci sono state riduzioni del 3%, poi del 9%, poi del 15%, fino al 26%, che è la percentuale data dalla cifra promessa per il 2016, e speriamo che non venga ulteriormente ridotta. E la qualità, la frequenza, il servizio del trasporto pubblico subiscono in maniera evidentissima le conseguenze».

«Ciò accade perché ci sono problemi di deficit regionale in ambito sanitario e perché non è mai stata fatta una stima dei fabbisogni e dei costi necessari, come ha ribadito la Corte dei Conti alla Regione Piemonte, che ha anche invitato a programmare risorse certe destinate al Tpl, assicurandone tempestiva disponibilità al soggetto gestore. La Città di Torino è vittima di sciagurate politiche regionali di gestione dei fondi nazionali» conclude Malanca.

 

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