15.5 C
Torino
giovedì, 30 Maggio 2024

Avvocati di Torino: no ai processi in remoto

Più letti

Nuova Società - sponsor
Redazione
Redazione
Nuova Società nasce nel 1972 come quindicinale. Nel 1982 finisce la pubblicazione. Nel 2007 torna in edicola, fino al 2009, quando passa ad una prima versione online, per ritornare al cartaceo come mensile nel 2015. Dopo due anni diventa quotidiano online.

Parte da Torino l’appello al Consiglio nazionale forense e all’Unione delle Camere penali contro il progetto dei processi con l’avvocato in collegamento “da remoto”, ovvero la celebrazione delle udienze in videoconferenza.

A firmare l’appello sono 74 avvocati, coordinati dall’avvocato Maurizio Vecchio, che denunciano come a seguito delle disposizioni sull’emergenza sanitaria, ogni Palazzo di giustizia abbia deciso di organizzarsi a modo suo.

“I timori che sul territorio nazionale si attuassero protocolli tra loro radicalmente diversi – affermano – si sono compiuti e realizzati. A prescindere dal merito di questi diversi protocolli (alle volte opposti nei contenuti anche nell’ambito dello stesso Distretto di Corte di Appello) e dall’enorme impegno profuso dai magistrati”.

L’effetto, a giudizio dei firmatari, non è positivo perché si traduce “in una disciplina del processo – civile e penale – mutevole da Distretto a Distretto”. Un nuovo “rito protocollare” che potrebbe portare a decisioni “anomale” e “abnormi”. Quanto ai collegamenti da ‘remoto’ per i processi penali, “non possiamo immaginarli e non dobbiamo nemmeno ipotizzarli, e il medesimo principio dovrà valere per tutti i procedimenti dove l’avvocato dovrà discutere, esporre argomentazioni, contraddire, perché diversamente non ci sarà più “sintesi” tra una “tesi” ed una “antitesi”. I testimoni dovranno avere davanti ai propri gli occhi del Giudice, perché anche le loro movenze fanno la differenza tra menzogna e verità”.

- Advertisement -Nuova Società - sponsor

Articoli correlati

Nuova Società - sponsor

Primo Piano